Cosa provoca un eclissi? Scopriamolo, in attesa dello storico 27 luglio 2018

Siamo ormai in prossimità dell’evento astronomico più importante dell’anno e non solo: tra un mese esatto, infatti, si verificherà l’eclissi lunare più lunga del secolo. Sarà visibile ad occhio nudo da molte parti del mondo il 27 luglio 2018 (tra qualche giorno scriveremo un articolo di approfondimento a riguardo) e fa’ parlare di sé già tante settimane, se non anni. Ma cosa deve accadere nei nostri cieli affinché si verifichi un eclissi?

Il piano orbitale della Luna non coincide con quello terrestre, perché rispetto ad esso è inclinato di circa 5°,1. Questa piccola inclinazione reciproca tra il piano dell’orbita lunare e dell’eclittica terrestre fa sì che non si verifichi un eclissi ogni due settimane, come di fatto avverrebbe se essi coincidessero. La combinazione che interessa una vera eclissi vede la Luna in prossimità di uno dei punti di intersezione (detti Nodi) del suo piano orbitale con quello terrestre. Solo trovandosi in questi precisi punti di intersecazione, quando la Luna è Piena (quindi in opposizione al Sole) si realizza un eclissi di Luna; mentre quando la Luna è Nuova e quindi in congiunzione al Sole, avviene conseguentemente un eclissi di Sole. Il succedersi delle eclissi segue una ripetizione ben definita, detto “ciclo saros“, già noto dagli astronomi caldei (popolo semita, abitante nella parte meridionale della Mesopotamia) nel secondo millennio a.C. Questo susseguirsi di eventi dura circa 6585 giorni che corrispondono a 18 anni, 11 giorni e 8 ore (compresi quattro anni bisestili). In questo periodo, il numero ‘minimo’ di eclissi che possono avvenire in un anno sono : 2 eclissi (entrambe di sole), mentre il numero ‘massimo’ è di 7 (4 solari e 3 lunari, oppure 5 solari e 2 lunari). Una volta terminato il lungo ciclo saros ne rinizia un altro e le eclissi si ripetono quasi esattamente con gli stessi connotati.

Articolo di: Alessia Tumminello

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