Entra nel vivo la stagione dei temporali di calore, ecco come si formano e si sviluppano

Nonostante un lento ma graduale miglioramento, la primavera anche nei prossimi giorni continuerà a mostrarci il suo volto instabile, favorendo lo sviluppo dei consueti temporali di calore durante le ore più calde della giornata. Soprattutto lungo i rilievi dell’Appennino centro-settentrionale e fra Alpi e Prealpi. Del resto proprio in questo periodo dell’anno, con l’arrivo dei primi tepori primaverili del mese di aprile sulle aree montuose più interne dei rilievi alpini e appenninici entra nel vivo la stagione dei temporali “termoconvettivi”. I temporali di calore, detti anche “termoconvettivi”, sono caratterizzati dallo sviluppo di un enorme cumulonembo che assume un grande sviluppo verticale, proiettandosi con la sua incudine fino ai limiti più alti della tropopausa. In genere si formano nella stagione calda, fra la primavera (a cominciare dal mese di aprile), l’estate e la prima parte della stagione autunnale, nelle regioni dove l’innesco dei moti convettivi (correnti ascendenti) è agevolato da estese calme orizzontali delle masse d’aria e dall’intensa e prolungata insolazione diurna.

211Se un’area piuttosto umida è stata esposta al lungo ad un forte riscaldamento, indotto dalla forte insolazione diurna, l’aria umida preesistente presso il suolo tende ad ascendere verso l’alto, formando dei cumuli piuttosto elevati, dall’aspetto torreggiante. In pratica l’intenso riscaldamento del suolo può formare delle grosse bolle d’aria più calda, rispetto a quella circostante, che tendono a salire verso l’alto andandosi a raffreddare negli strati superiori della troposfera, condensando gran parte del vapore acqueo in esse contenuto. Si vengono così a creare le cosiddette “termiche“, intense correnti ascensionali che si espandono verso gli strati più alti della troposfera, anche sopra i 10-12 km alle nostre latitudini. Durante la giornata, il movimento ascendente delle masse d’aria, legato alle “termiche“, e l’instabilità atmosferica aumentano in modo sensibile. Tale situazione favorisce l’addensamento di masse cumuliformi, le parti superiori si innalzano sempre più, mentre le basi si anneriscono. In questa fase la nube comincia ad assumere la forma di un grosso cumulo congesto che si evolve in cumulonembo con la classica incudine e la sommità caratterizzata da nubi ghiacciate di tipo cirriforme. Dalla parte superiore sfuggono dei filamenti fibrosi che vengono chiamati “falsi cirri”. Qualche volta, in presenza di cumulonembi molto intensi (ciò capita frequentemente nel periodo estivo), i “falsi cirri”possono formare un velo di cirrostrati attorno l’incudine del cumulonembo. Proprio in questo momento ha inizio il temporale, il quale avanza lungo la direzione media dei venti prevalenti nella media atmosfera, attorno i 5000-6000 metri di quota.

occasionali-temporali-di-calore-nelle-prossime-ore-ecco-dove-3bmeteo-59883Dopo circa 30-60 minuti, ma alle volte possono trascorrere anche un paio di ore, la nube diminuisce progressivamente di volume e le precipitazioni cessano assieme all’attività elettrica. Quando la corrente ascendente che ha formato il cumulonembo si arresta, per la compensazione dello squilibrio termico che ha alimentato i moti ascensionali (tale compensazione può essere determinate dalle stesse precipitazioni), la parte superiore di quest’ultimo si sfalda in più pezzi formando dei banchi di altocumuli e nubi cirriformi in quota che vengono disperse dai venti regnanti nella media e alta troposfera. Secondo i dati raccolti da un vecchio studio del “Thunderstorms Proyet”, nel momento d’inizio del temporale, quando iniziano a cadere le prime gocce di pioggia verso il suolo, si origina, con la caduta delle gocce, una corrente discente la cui velocità aumenta nella parte inferiore della nube temporalesca raggiungendo anche punte di oltre i 15 m/s. Nella nube, all’inizio del temporale, si contrappongono ben due correnti adiacenti, una ascendente e l’altra discendente, denominate rispettivamente “updraft” e “downburst”. Al suolo, attorno alla zona dove si concentrano le precipitazioni, regnano correnti aeree divergenti, che con l’andar del tempo, cioè nella fase finale, estinguono ad ogni livello i moti ascendenti e così si stabilisce un generale moto discendente che dai medi livelli è diretto verso la base e che dura fino al cessare della precipitazione. Dal punto di vista barometrico il passaggio di un temporale di calore è rappresentato da una sorta di punta, più o meno regolare, che si presenta nella curva barometrica.

RosannaVillotta-29092016-221551Tale punta è detta “naso del temporale” è coincide con lo sfondamento dell’aria fredda discendente, tanto che il termometro può registrare un calo termico dell’ordine dei -5°C -6°C. Dopo il passaggio del temporale la pressione riprende il suo valore normale, mentre la temperatura torna a salire. Riguardo all’attività elettrica del temporale si può spiegare mediante la teoria delle gocce elaborata dal Simpson. Secondo questa discussa teoria, ben descritta nei vecchi manuali di meteorologia delle scuole americane ed europee, una corrente d’aria calda ascendente penetra sotto la parte anteriore della nube. Dentro la nube, sempre nella parte anteriore, si forma una zona di turbolenza e l’aria ascendente acquista una velocità di oltre gli 8 m/s. Le gocce di pioggia più grosse non possono discendere e vengono deviate verso la parte posteriore accumulandosi al di sopra della zona ove la velocità delle masse d’aria ascendente è massima. Le gocce si rompono e ove la rottura si verifica l’acqua si carica positivamente. Ne consegue che la pioggia grossa, cadendo dalla parte posteriore dell’aria turbolenta, è carica positivamente, mentre quella che cade dalla parte rimanente della nuvola è carica negativamente. Formandosi cosi questa struttura elettrica nascono le scariche elettriche, quelle più violente hanno origine dalla zona positiva della nube dirigendosi sia verso l’alto come pure verso il suolo.

andrebock1Ma altre scariche elettriche possono prodursi fra nube e nube, quando esse sono cariche con tensioni differenti. Siccome la grande tensione elettrica nelle nubi è causata dalla copiosa condensazione del vapore acqueo è chiaro che i temporali dovranno formarsi con maggiore frequenza nelle stagioni e nei luoghi più favorevoli ad una rapida e copiosa precipitazione. Sono quindi più frequenti nelle regioni equatoriali e tropicali, diminuendo in genere con la latitudine. Nelle regioni continentali la massima frequenza dei temporali di calore si verifica nelle prime ore del pomeriggio, mentre sui mari e lungo le coste il momento migliore è la notte e la prima mattinata. Il periodo annuo mostra un massimo proprio nei mesi più caldi. Nelle regioni tropicali i temporali di calore sono molto più frequenti che alle nostre latitudini, specie durante la stagione delle piogge, rappresentando l’essenza di questa, visto che gran parte delle precipitazioni di queste regioni derivano proprio dai temporali di calore. Le piogge “zenitali” della fascia tropicale sono in larga parte attribuite a fenomeni di “termoconvezione” che esplodono al termine del periodo più caldo dell’anno. I temporali di calore di solito sono per lo più semi/stazionari, con velocità di propagazione molto basse, a differenza dei temporali frontali che possono muoversi a velocità considerevoli, anche di 30-40 km/h, lungo la linea discontinua del fronte a cui si associano.

 

Articolo di: Daniele Ingemi

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