Il destino dell’estate passa anche dal posizionamento dell’ITCZ sul continente africano. Di cosa si tratta e quali sono le prospettive per l’estate imminente?

La bella stagione avanza sempre più e per capire come essa si vorrà comportare dobbiamo dare uno sguardo anche alla circolazione atmosferica sull’Africa tropicale ed equatoriale, per capire come procede l’avanzata del “monsone di Guinea” lungo la fascia saheliana. In questo particolare periodo il “fronte di convergenza intertropicale”,seguendo i passaggi “zenitali” del sole sull’Africa sub-sahariana (che proprio in questo periodo dell’anno comincia ad arroventarsi), tende a salire ulteriormente di latitudine, favorendo un notevole rinforzo dell’attività convettiva, specie sui paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea, dove le prime infiltrazioni d’aria umida provenienti dai quadranti meridionali, pilotate dall’umido “monsone di Guinea”, stanno facendo scoppiare i primi forti temporali “termoconvettivi” che segnano la graduale avanzata verso nord delle piogge zenitali legate ai passaggi del sole allo Zenit (quando i raggi del sole cadono perpendicolari sull’orizzonte nelle ore centrali del giorno) nelle latitudini sub-equatoriali e tropicali. Nei prossimi giorni, ma soprattutto settimane, nonostante una posizione ancora piuttosto arretrata del “fronte di convergenza intertropicale”, il “monsone di Guinea” tenderà a rafforzarsi in modo significativo lungo l’area del Golfo, cominciando a risalire verso nord e trasportando le prime infiltrazioni umide verso i settori più meridionali della fascia saheliana.

latest_met8_01_fdProprio qui l’aria umida che sale dal Golfo di Guinea, tramite i venti al suolo da SO e S-SO, scalzerà verso l’alto l’aria secca preesistente nei pressi del suolo, favorendo lo scoppio dei primi forti temporali “termoconvettivi” durante le ore pomeridiane e serali. Al contempo la forte calura accumulata negli strati più bassa della troposfera, in prossimità del suolo, favorirà la formazione della tipica depressione termica che proprio fra maggio e giugno comincia ad instaurarsi sull’area saheliana (confini meridionali del Sahara), con valori barici che possono scendere anche al di sotto dei 1004-1000 hpa, contribuendo così ad esacerbare il “gradiente barico orizzontale” fra l’area del Golfo di Guinea e la bollente fascia desertica sahariana.

p10_itcz_jul-1Tale divario barico, andandosi ad inasprire, tenderà a rafforzare il flusso legato all’umido “monsone di Guinea”, prodotto dall’incremento del “gradiente termico orizzontale” e del “gradiente barico orizzontale” fra il Golfo di Guinea e la fascia saheliana, che come detto proprio in questo periodo comincia a scaldarsi notevolmente, favorendo lo sviluppo della suddetta depressione termica nei bassi strati. La penetrazione dell’umido flusso monsonico di Guinea in direzione dei territori semi-desertici dell’Africa sub-sahariana fungerà anche da miccia per lo scoppio di violentissimi temporali (con potenti “updrafts”), fra il Golfo di Guinea e la fascia saheliana, caratterizzati da fortissimi rovesci di pioggia, attività elettrica arrivata a fondoscala e furiosi colpi di vento, anche ad oltre i 100 km/h.

itczProprio la presenza di una estesa linea di convergenza nei bassi strati, fra le umide correnti da Sud, S-SO e SO, sospinte dal flusso marittimo del “monsone di Guinea” che risale fino al sud del Niger, Ciad e al South Sudan, e le più calde e secche correnti da Est ed E-NE d‘estrazione continentale, legate al caldo e secco vento di “Harmattan” (non sarebbe altro che l’Aliseo di NE che scorre sopra la regione sahariana), contribuirà ad esaltare l’attività convettiva, formando una grande “linea di confluenza venti” che si estenderà per centinaia di chilometri, contribuendo ad esacerbare lo sviluppo di questi forti moti ascensionali sull’Africa centro-settentrionale. Quando queste due diverse correnti, una di origine marittima (“monsone di Guinea”) e l’altra d’estrazione continentale (“Harmattan”), vengono a contatto fra loro, lungo la linea di convergenza fra le differenti masse d’aria si generano intense fasce di attività convettiva che determinano lo sviluppo di giganteschi annuvolamenti cumuliformi (cumulonembi temporaleschi) davvero molto imponenti, capaci di raggiungere i 14-15 km di altezza grazie al contributo “termoconvettivo”.

Temporali-africaQuesto tipo di perturbazioni a carattere temporalesco si formano generalmente nel periodo primaverile ed autunnale, da aprile a maggio e da settembre a novembre, cioè quando il “monsone di Guinea” prevale sull’”Harmattan” e viceversa. Quando le due diverse correnti si sovrappongono la forte differenza di temperatura e grado igrometrico innesca fortissimi movimenti ascendenti della colonna d’aria (moti convettivi) a forma di vortice che si propaga molto velocemente da est a ovest. Dalle basi di queste imponenti nubi temporalesche, spesso di natura “multicellulare”, si possono generare anche questi piccoli tornado, meglio noti col termine di “tornadoes dell’Africa occidentale”, che seguono la stessa traiettoria del fronte temporalesco, prevalentemente da est a ovest. Alcuni di questi tornado si formano sull’entroterra dell’Africa occidentale e procedendo verso la costa arrivano sull’oceano Atlantico, dando un po’ di fastidio alla navigazione marittima sotto-costa.

FIG07_009BQuasi sempre la loro formazione è accompagnata dal passaggio di “banchi di mammatus”, ossia una specie di nubi a contorno arrotondato e con protuberanze a forma di mammelle. Al momento, con un “ITCZ” che rimane piuttosto arretrato, specialmente lungo il fronte occidentale africano, l’opprimente anticiclone sub-tropicale sahariano dovrebbe continuare a rimanere relegato sopra i territori d’origine. Ma fra la seconda e la terza decade di maggio, con una più decisa progressione verso il Sahel dell’”ITCZ” ed il conseguente rafforzamento del flusso umido del “monsone di Guinea”, si potrà assistere ad una intensificazione della circolazione meridiana della Cella di Hadley, favorendo una espansione fino al cuore del Mediterraneo degli elementi più settentrionali dell’anticiclone sahariano permanente sulla regione sahariana, con forti “Subsidenze atmosferiche“.

 

Articolo di: Daniele Ingemi

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