Il temuto ANTICICLONE AFRICANO o sub-tropicale, l’alito rovente sul Mediterraneo: quali sono le sue caratteristiche?

Ci addentriamo nella stagione estiva e immancabilmente giungono le prime ondate di calore, con le colonnine di mercurio che schizzano rapidamente su valori superiori alle medie stagionali anche di diversi gradi.
In questo articolo parleremo del “temibile” anticiclone africano e di ciò che può causare sul territorio italiano.
L’anticiclone subtropicale africano possiamo definirlo come un’area anticiclonica dinamica di origine subtropicale continentale, che staziona in modo quasi permanente sull’Africa settentrionale dove garantisce una continua stabilità atmosferica.
Le sue caratteristiche principali sono gli elevati valori di geopotenziale soprattutto in estate, mentre al suolo i valori di pressione non sono molto alti, sia perchè le temperature risultano piuttosto elevate e sia perchè possono essere ricorrenti minimi relativi di pressione al suolo alle quote medio-basse a causa della stazionarietà nei bassi strati di masse d’aria molto calde.

In inverno
l’anticiclone africano tende a stazionare in pieno deserto, ma in determinate circostanze, può elevarsi verso nord fino alle coste magrebine, e qualora si forma un’area di bassa pressione tra Isole Canarie, Marocco e penisola Iberica, l’anticiclone può elevarsi ancora di più fino a lambire l’Europa meridionale e il bacino del Mediterraneo. Con questo scenario nelle suddette zone avremo climi molto miti in inverno e con formazioni di nebbie nelle pianure.

In estate invece la risalita dell’anticiclone africano dal Sahara sul nostro territorio, oltre a portare un forte aumento delle temperature, attraversando il Mediterraneo si carica di umidità, dando origine a condizioni di caldo particolarmente afoso, con aumento dei tassi di umidità soprattutto nelle ore serali e notturne anche nelle zone interne, con un conseguente disagio per la popolazione.
Sempre per lo più durante la stagione estiva, l’anticiclone africano è responsabile di stabilità atmosferica diffusa, che sempre grazie ai suoi elevati valori di geopotenziale e alla stabilità dell’intera colonna d’aria, inibisce la formazione di attività cumuliforme a meno che non ci si trovi al limite della figura altopressoria con infiltrazioni di aria fresca in quota e quindi lo sviluppo di temporali.
Nel caso della Sicilia, ciò può avvenire grazie ad infiltrazioni di aria più fresca in quota proveniente dai Balcani.

 

Articolo di: Veronica Adamuccio

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