La LUCE CINEREA: il fascino della Luna al Chiar di Terra

Vi sarà di certo capitato nelle sere successive al novilunio, di incontrare nel cielo una sottile falce di luna crescente e di riuscire a scorgerne il resto del disco, debolmente illuminato, di un colore grigio-azzurro. Vi sarete certamente chiesti il perché. Si tratta della cosiddetta luce cinerea, dal latino lumen cinereum, per il caratteristico color cenere che assume il disco del nostro satellite rispetto alla parte illuminata. Uno dei primi a studiare il fenomeno fu il grande Leonardo da Vinci, che nei 500 anni dalla sua morte, vogliamo ricordare per questa sua grande intuizione in campo astronomico. Scriveva così,  Leonardo da Vinci nel lontano 1550, in un suo manoscritto dedicato alla Luna, contenuto nel Codice Leicester : O la Luna à lume da sé, o no: s’ell’à lume da sé, perché non risplende sanza l’aiuto del Sole? E s’ella non à lume da se, necessità la fa specchio sperico. 

Appunti di Leonardo nel Codice Leicester. Fonte: vanillamagazine.it

In queste sue riflessioni egli si chiede come possa la Luna brillare da sola, e attraverso i suoi numerosi studi, arriva a dedurre che il nostro satellite, non brillando di luce propria, riceva la luce da altri corpi luminosi e la rifletta. Leonardo deduce anche che, il suddetto fenomeno sia appunto spiegabile scientificamente con il nome  di luce cinerea, e che sia dovuto a un fenomeno di riflessione multipla della luce solare la quale, dopo aver colpito la Terra, raggiunge la Luna e da questa viene a sua volta riflessa.

Un fenomeno chiamato anche Chiar di Terra, che rappresenta l’inverso del più conosciuto Chiar di Luna e che interessa il nostro satellite sia nella prima che nella sua ultima fase, quando esso si trova in mezzo fra la Terra e il Sole, e riceve la massima illuminazione dal nostro pianeta. Poiché  le fasi lunari e terrestri sono reciproche, se ci trovassimo sulla Luna quando si trova in fase crescente, vedremmo la Terra  quasi del tutto illuminata, in una fase di “Terra piena“: l’entità del fenomeno però, sarebbe ben diversa, in quanto la superficie della Terra visibile dalla Luna, oltre ad essere molto più grande, ha un maggiore potere riflettente (albedo), e ciò è dovuto non alla presenza degli oceani come aveva ipotizzato Leonardo, e nemmeno ai continenti, bensì alla presenza delle nubi. 

Oltre 100 anni più tardi rispetto alle intuizioni di Leonardo,  fu Galileo Galilei a spiegare il fenomeno della luce cinerea in maniera più esaustiva, dimostrando le analogie fra la Terra e il suo satellite, poiché “l’osservazione è resa più semplice ed evidente dall’aiuto del cannocchiale“, come dice nel suo Sidereus Nuncius; mentre alcuni anni più tardi, nel 1632,  nel suo trattato Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, fornisce un’ interpretazione  più precisa.

I disegni delle fasi lunari, contenuti nel Sidereus Nuncius di Galileo Galilei. Fonte: it.wikipedia.org

Infatti Sagredo, amico di Galileo e grande studioso di fisica e sperimentatore di strumenti scientifici, dopo aver udito da Salviati (studioso anch’esso di matematica e fisica) la spiegazione del fenomeno, afferma: 
“… lasciatemi il gusto di mostrarvi come a questo primo cenno ho penetrato la causa di un accidente al quale mille volte ho pensato, né mai l’ho potuto penetrare. Voi volete dire che certa luce abbagliata che si vede nella Luna, massimamente quando l’è falcata, viene dal reflesso del lume del Sole nella superficie della terra e del mare: e piú si vede tal lume chiaro, quanto la falce è piú sottile, perché allora maggiore è la parte luminosa della Terra che dalla Luna è veduta, conforme a quello che poco fa si concluse, cioè che sempre tanta è la parte luminosa della Terra che si mostra alla Luna, quanta l’oscura della Luna che guarda verso la Terra; onde quando la Luna è sottilmente falcata, ed in conseguenza grande è la sua parte tenebrosa, grande è la parte illuminata della Terra, veduta dalla Luna, e tanto piú potente la reflession del lume”.
 

Uno schema che rappresenta in maniera elementare il fenomeno del chiar di Terra. Fonte: astrotrezzi.it

Rimane dunque poco da aggiungere a questa spiegazione, mentre, se volete cimentarvi al meglio nell’osservazione della luce cinerea, possiamo darvi dei consigli da tenere a mente: il fenomeno, ad esempio, varia d’intensità in base alle regioni terrestri esposte verso la Luna, ovvero, esso è più appariscente (dall’Italia) nelle ore del mattino, poiché in quel momento sono le grandi estensioni continentali dell’Africa, Asia ed Europa a riflettere la luce verso il nostro satellite; al contrario di quanto si possa invece pensare, la luce cinerea della sera è più debole, perché in quel momento sono le superfici oceaniche dell’Atlantico ad essere esposte, le quali  hanno un potere riflettente più basso.                                    

Esempio di luce cinerea, con la luna in fase crescente. Fonte: pholder.com

Il fenomeno subisce variazioni di intensificazione anche in base alla presenza o meno di nubi nell’atmosfera terrestre, o di grandi quantità di neve sulla nostra superficie. E’ bene ricordare che se  guardiamo la Luna nelle sue prime fasi, di sera, o nelle ultime, all’alba, possiamo facilmente distinguere diversi particolari della sua superficie: i Mari ad esempio, si palesano già ad occhio nudo, ma con un binocolo o un discreto telescopio, anche coloro che si approcciano alle osservazioni amatoriali, potranno facilmente scorgere parecchi dettagli. Insomma, un fenomeno alla portata di tutti,  che merita di essere ammirato,  sia ad occhio nudo che attraverso strumentazioni più o meno potenti, e che si presta ben volentieri ed in modo particolare all’astrofotografia. Quindi uscite fuori, occhi al cielo e… buona visione!

 

 

 Articolo di: Teresa Molinaro
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