Mistero su GIOVE: la MACCHIA ROSSA, la più grande TEMPESTA del sistema solare potrebbe scomparire

Il sistema solare è un luogo tutt’altro che tranquillo, è sufficiente pensare agli eventi che si abbattono sui pianeti e i vari satelliti che vi abitano: è il caso delle tempeste di sabbia che si abbattono su Marte, le piogge di metano sul satellite di Saturno Titano, i forti venti che soffiano su Nettuno, i fulmini che si abbattono su Venere. C’è poi Giove, del quale vi avevamo parlato negli articoli precedenti, riguardo all’intensa attività vulcanica di uno dei suoi satelliti, IO, caratterizzato da vulcani imponenti e attivi, circa 300; e parlando di Giove è naturale occuparsi dei vortici e delle tempeste che imperversano sul  pianeta stesso. Tra tutte ve n’è una, la più maestosa, la tempesta del secolo (anzi dei 3 secoli)! Si tratta della Grande Macchia Rossa, l’evento più longevo e feroce di tutto il sistema solare.      

Zoom sulla Grande Macchia Rossa nelle immagini catturate dalla sonda JUNO. Credit: NASA

Tanto estesa e potente da distruggere tutte le più piccole tempeste che si creano accanto ad essa, la gigantesca Macchia Rossa è un’enorme vortice anticiclonico che si trova al di sotto dell’equatore di Giove e pare imperversi su di esso da oltre 300 anni, si avete letto bene: il suo primo avvistamento risale proprio al 1664/65, anni in cui sono stati introdotti i primi telescopi, ma non è ben chiaro se fosse proprio la tempesta in questione che Robert Hooke prima e Cassini dopo, abbiano osservato. Non si sa con certezza quando e come si sia formata, come tanti sono i dubbi e i misteri che vi gravitano attorno. Quel che è certo è che era il 25 febbraio 1979, quando la sonda Voyager 1, trovandosi a 9,2 milioni di km da Giove, individuò e inviò a Terra la prima immagine dettagliata della Grande Macchia Rossa.
La Grande Macchia Rossa ruota in verso antiorario, con un periodo di sei giorni terrestri, e fino a qualche decennio fa  era sufficientemente grande da contenere tre pianeti delle dimensioni della Terra, ora potrebbe contenere comodamente il nostro pianeta. Attraverso i telescopi è ben visibile anche dalla Terra: al centro del grosso vortice ci sarebbe del materiale che trasporta verso l’alto il calore, facendo così in modo che la tempesta resti attiva. Tuttavia la zona più superficiale è una zona fredda, tant’è che in quell’area le nubi si condensano per poi esplodere e diventare dei cristalli di ghiaccio. A differenza di quanto accade sul nostro pianeta dove le tempeste perdono forza a causa dell’attrito con la superficie solida della Terra, su Giove che è un pianeta gassoso, questo non si verifica e quindi ciò rende le tempeste più durature, anche se la tempesta in questione è davvero troppo longeva anche per le caratteristiche di Giove.                                                                                        

Il transito di Ganimede sulla Grande Macchia Rossa nell’aprile del 2014. Credit: NASA

Altra particolarità dell’impetuosa tempesta sta nella sua colorazione e nelle sue dimensioni: non è ancora ben chiaro cosa determini la colorazione della Macchia, che varia dal rosso mattone al salmone pastello, ed anche al bianco; alcuni studi suggeriscono che il colore possa essere causato da complesse molecole organiche, fosforo rosso o un composto dello zolfo.
Significative sono poi le dimensioni della Grande Macchia Rossa, con un diametro di  41 000 km, risalente alla fine dell’800, per poi ridursi nel 1979 a circa 23 000 km. Negli anni  si è avuto prova della continua regressione della Macchia, tant’è che grazie alle osservazioni del telescopio spaziale Hubble, si è arrivati a stimare, nel 2017, una larghezza di circa 16.350 km con venti tumultuosi che viaggiano a 600km/h. E’ chiaro che la tempesta si stia rimpicciolendo di circa 1.000 km all’anno, e anche la sua forma sta cambiando da ovale a cerchio. Dalle immagini di Hubble si notano chiaramente bande di nuvole parallele costituite da correnti d’aria in direzioni opposte, che modellano continuamente la forma della Macchia stessa.                                              Ma un maggiore concentrato di informazioni è arrivato sulla Terra grazie alla sonda Juno in orbita attorno a Giove dal 2016,  e che porta con sè anche elementi italiani, visto che è dotata di uno spettrometro ad immagine infrarosso con lo scopo di analizzare ed osservare da vicino Giove per capirne formazione, evoluzione e struttura, e un’altra apparecchiatura (Ka-Band Translator)  in grado di determinare la struttura interna del pianeta attraverso la misura del suo campo di gravità. Grazie alla immagini riportate è sempre più evidente quanto la tempesta stia cambiando, tanto da portare gli astronomi a stimare che essa potrebbe arrivare alla sua fine entro pochi decenni.
Nel 2017, dopo le prime immagini ricevute nei centri di controllo a terra, il responsabile della missione Juno della NASA Scott Bolton, ha così commentato: “Sono le migliori immagini mai ottenute di questa singolare tempesta”, è’ la tempesta più grande, più violenta e longeva del Sistema Solare ed ‘è molto diversa da qualsiasi altra cosa che abbiamo mai studiato”.  

Una illustrazione della sonda Juno in orbita attorno a Giove. Credit: jpl.nasa.gov

La Grande Macchia Rossa è oggetto di interesse anche da parte degli appassionati di astronomia, tant’è che in molti si dilettano a scrutare Giove nel cielo attraverso i telescopi, ed è  proprio durante una di queste osservazioni tra il 19 e i 22 maggio di quest’anno, che l’astrofilo australiano Anthony Wesley, ha osservato una scia di gas staccarsi dal corpo della Grande Macchia Rossa, come il braccio di una spirale.
Un enorme pennacchio esteso per oltre 10.000 chilometri dal margine della tempesta con una corrente a getto che sembrava portarselo via. Successivamente Christopher Go, anch’egli astronomo dilettante, ha dichiarato di aver osservato un’estensione rossastra sul lato sinistro di questa tempesta roteante in senso antiorario mentre fotografava Giove già qualche giorno prima rispetto alle osservazioni di Wesley, il 17 maggio.
Che dire, è il sogno di ogni astrofilo imbattersi in un episodio del genere!  Secondo gli studi e le osservazioni a cura del Programma Nazionale Pianeti UAI-programma Giove, dalla fine di marzo 2019 risulta essersi sviluppata una “disturbance” attorno alla Grande Macchia,  che appare come un collare scuro che la circonda. Secondo un altro studio pubblicato sulla rivista Nature da un team internazionale di ricercatori, viene dimostrato che la Grande Macchia Rossa di Giove è in grado di fornire la fonte di energia necessaria per riscaldare l’atmosfera del pianeta; i turbolenti flussi atmosferici misurati sopra alla Grande Macchia sembrano essere responsabili del riscaldamento degli strati più alti della sua atmosfera, arrivando fino a 800 km oltre la superficie visibile ad occhio nudo: «La Grande Macchia Rossa è una formidabile fonte di energia per riscaldare gli strati superiori dell’atmosfera di Giove, ma non sapevamo che potesse avere effetto anche a così alta quota», spiega Luke Moore, ricercatore presso il Centre for Space Physics della Boston University e co-autore dello studio.    

     

Vortici e tempeste su Giove. Credit: nasa.gov

Vortici e tempeste su Giove. Credit: nasa.gov

Insomma, il gigante gassoso non smette mai di attirare l’attenzione su di sè, è un pianeta tutt’altro che noioso: la sua incessante tempesta e i suoi vortici, le sue lune, le bande equatoriali, i suoi affascinanti colori e tutti gli eventi che lo funestano, fanno di Giove uno dei pianeti più affascinanti del sistema solare, nonchè il “guardaspalle” del nostro pianeta: è grazie a lui e a Saturno infatti che la Terra non viene ripetutamente colpita dagli asteroidi, poichè il campo gravitazionale dei due giganti gassosi devia le traiettorie dei corpi celesti più pericolosi per poi scaraventarli verso lo spazio profondo. Dunqua ne siamo certi, anche se la Grande Macchia Rossa dovesse gradualmente sparire, è vero che Giove perderebbe  il suo famoso “occhio” rosso, ma sicuramente nessuno potrà togliergli il suo status di “gigante tra le stelle”!

 

Articolo di: Teresa Molinaro
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