Si chiude un LUGLIO con CALDO RECORD in Europa, e in SICILIA? Quali le prospettive per la prima parte di AGOSTO?

Il mese di luglio volge al termine ed è tempo quindi di tracciare un bilancio per quello che passerà come il mese più caldo della storia climatica moderna su alcune nazioni europee.
Non possiamo  che parlare della Francia, del Belgio, dell’Olanda della Germania e del Regno Unito; queste sono state la nazioni infatti a registrare gli scarti più ampi rispetto alle medie stagionali sbriciolando decine e decine di record assoluti.
Il 25 luglio è stata indubbiamente la giornata più calda, giorno in cui la capitale francese la temperatura record di +42.6 °C. Per comprendere la portata di questa eccezionale ondata di calore basti pensare che il primato precedente per la capitale francese, registrato dalla stazione di Montsouris, era pari a +40.4°C, risalente al 28 luglio 1947. E’ stato letteralmente sgretolato un record che resisteva quindi da oltre 70 anni.
Nuovi record anche a Le Bourget con +42.1 °C contro il record assoluto di +40.2°C del 12 agosto 2003, e a Romorantin con +42 °C contro i +41.2 °C del 5 agosto 2003.  Caduto anche il record di Orly con +41.9°C, contro i 40 gradi del 12 agosto 2003.
Avvicinandoci all’Italia l’arco alpino è stata indubbiamente l’area che ha registrato i maggiori scarti rispetto alle medie stagionali, temperature davvero impressionanti si sono registrate a quota 850 hPa (1500) con picchi che hanno raggiunto i +27 °C. 

Inevitabile la sofferenza di alcuni ghiacciai, specie in Svizzera, dove lo scioglimento di un ghiacciaio sotterraneo ha causato inondazioni nella località di Zermatt.

La Sicilia, dal canto suo, si è ritrovata ancora una volta spesso ai margini del gran caldo, avendo l’anticiclone un asse quasi sempre occidentale, lasciando la nostra isola esposta a modeste infiltrazioni dai Balcani, vivendo di fatto un solo breve periodo di gran caldo fra l’8 e il 10 luglio dove le temperature hanno raggiunto picchi di +44 °C.

Quali le cause di un luglio 2019 eccezionalmente caldo?

Come ripetuto in altri frangenti, una prima causa è da attribuirsi ad un’eccessiva “meridianizzazione” del pattern climatico instauratosi. Una Depressione Islandese particolarmente fiacca con conseguente fase di NAO  negativa ininterrotta addirittura da maggio ha creato i presupposti per un generale indebolimento del flusso zonale, che in estate solitamente tende a migrare su latitudini più settentrionali. 
Tale indebolimento ha favorito la continua discesa di masse d’aria provenienti dal polo nord verso l’Atlantico innescando continui e poderosi richiami di aria calda veicolati da anomale elevazioni dell’alta pressione nord-Africana che è riuscita a giungere addirittura fin sulla Scandinavia.

L’altro lato della medaglia lo abbiamo visto sull’estremo est-europeo, sulla Russia e sulla Siberia aree in cui si sono registrate importanti anomalie negative con temperature al suolo che hanno visto valori fino a 3-4 gradi in meno rispetto alle medie trentennali di riferimento.

Quali risvolti per il futuro?

La persistenza di una fase di NAO – almeno per la prima decade di agosto continuerà a mantenere bloccato tale pattern con scambi meridiani sempre frequenti e un clima africano sul Mediterraneo anche se tuttavia non si dovrebbero registrare picchi termici come quelli verificatesi nel mese di luglio.
A partire dalla metà del mese, un possibile rinvigorimento del flusso zonale, con possibile virata verso l’alto della NAO (che potrebbe quanto meno avvicinarsi ad una fase neutra), potrebbe porre i presupposti per un cambio circolatorio che vedrebbe una maggiore invadenza dell’alta pressione delle Azzorre in sede mediterranea e una maggiore invadenza delle perturbazioni atlantiche sul nord-Italia, primo segno dell’inizio del declino della stagione estiva quanto meno sul nostro settentrione. 
Ovviamente urgeranno conferme dai principali modelli di calcolo, vi invitiamo quindi a seguire i nostri prossimi aggiornamenti.

 

Articolo di: Stefano Albanese

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