“È estate ed è normale che faccia caldo”. SI, ma non così: questa non è la nostra ESTATE
Ogni estate sentiamo ripetere la stessa frase: “Ha sempre fatto caldo, è normale.” Ed è assolutamente vero. Il clima mediterraneo prevede estati molto calde e la Sicilia è da sempre una delle regioni più esposte alle rimonte dell’anticiclone subtropicale africano.
Quello che non è normale, però, è l’intensità delle anomalie termiche che stiamo osservando in questi giorni. Ed è proprio qui che si inserisce il dibattito sul cambiamento climatico: non si tratta di stabilire se faccia caldo d’estate, bensì di analizzare quanto il caldo si discosti da ciò che rappresenta la climatologia di riferimento. La meteorologia moderna non si basa sulle percezioni, ma sui dati.
Un’anomalia eccezionale già a 850 hPa
L’immagine allegata mostra l’anomalia della temperatura a 850 hPa, ovvero a circa 1500 metri di quota, confrontata con la climatologia trentennale.

Sulla Sicilia si osservano anomalie comprese tra +10 e +12°C, valori che rientrano tra i più elevati osservabili alle nostre latitudini.
Per comprendere meglio la portata del fenomeno basta fare un esempio.
Nel mese di luglio, la temperatura media climatologica a 850 hPa sulla Sicilia oscilla generalmente tra +16 e +18°C, con differenze legate alla posizione geografica.
In questi giorni, invece, la massa d’aria in arrivo dal Sahara presenta valori prossimi ai +28/+30°C, determinando quindi uno scarto rispetto alle medie di oltre dieci gradi.
Dal punto di vista climatologico si tratta di un’anomalia enorme.
L’anomalia non resta in quota: arriva fino al suolo
Quando una massa d’aria così calda interessa il Mediterraneo centrale, gli effetti non rimangono confinati in libera atmosfera. Con il forte soleggiamento tipico del mese di luglio e la subsidenza generata dall’anticiclone africano, il calore viene trasferito efficacemente verso il basso e le conseguenze sono ben visibili anche al suolo.
In vaste aree interne della Sicilia si registrano temperature massime comprese tra 40 e 44°C, mentre localmente, nelle zone maggiormente favorite dai venti di caduta e dall’orografia, stiamo registrando picchi superiori ai +45°C e nei prossimi giorni non si escludono valori anche vicini ai +46/+47 °C.
Anche le temperature minime risultano estremamente elevate, con numerose località che faticano a scendere sotto i 28-30°C, configurando diffuse notti tropicali e, lungo alcuni settori costieri, persino notti equatoriali, nelle quali la temperatura resta superiore ai 25°C per l’intero arco della notte.
Se confrontiamo questi valori con le medie climatiche trentennali, emerge come le temperature massime risultino spesso superiori di 6-8°C, mentre le minime presentano anomalie anche di 4-6°C.
Questi scarti, mantenuti per diversi giorni consecutivi, producono un notevole accumulo di calore sia nel suolo sia negli ambienti urbani, aumentando sensibilmente il disagio bioclimatico e lo stress termico per la popolazione.

Il cambiamento climatico non “crea” l’anticiclone africano, ma lo rende più estremo
È importante chiarire un concetto spesso oggetto di disinformazione. L’anticiclone africano è sempre esistito e continuerà ad interessare il Mediterraneo anche in futuro.
Ciò che sta cambiando è il contesto climatico nel quale questi eventi si sviluppano; oggi le masse d’aria subtropicali partono da un ambiente mediamente più caldo rispetto a qualche decennio fa e, quando raggiungono il Mediterraneo, trasportano un contenuto energetico superiore.
Il risultato è che configurazioni atmosferiche già note producono temperature decisamente più elevate rispetto al passato.
In altre parole, non è l’anticiclone ad essere “nuovo”: è il clima di fondo ad essersi riscaldato. Studi recenti confermano che il riscaldamento globale di origine antropica sta aumentando intensità, frequenza e durata delle ondate di calore europee.
“Ha sempre fatto caldo” non è un’argomentazione scientifica
Dire che in Sicilia abbia sempre fatto caldo equivale a dire che sulle Alpi abbia sempre nevicato. Sono affermazioni corrette, ma prive di valore scientifico se utilizzate per negare ciò che mostrano le osservazioni.
La climatologia non confronta un’estate con quella dei nostri ricordi, ma con serie storiche trentennali, costruite proprio per eliminare la variabilità naturale da un anno all’altro.
Quando osserviamo anomalie di +10/+12°C a 850 hPa e temperature al suolo costantemente di 6-8°C oltre la norma, non siamo di fronte ad una semplice giornata estiva particolarmente calda.
Siamo di fronte ad un evento estremo, statisticamente raro, che si inserisce perfettamente nella tendenza osservata negli ultimi decenni: estati sempre più lunghe, ondate di calore più frequenti e masse d’aria subtropicali sempre più calde. Le osservazioni climatiche europee mostrano infatti un progressivo aumento dell’intensità delle ondate di calore in un contesto di riscaldamento del sistema climatico.
Articolo di: Stefano Albanese
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