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La danza delle PLEIADI nel cielo di APRILE

 La Chioccetta per l’aia azzurra va col suo pigolio di stelle.
Il gelsomino notturno, Giovanni Pascoli.                                                                                                                                                                          

I nomi delle principali stelle delle Pleiadi. Credit: wikipedia.org

Parafrasando questi versi di Pascoli, troviamo un preciso riferimento alle Pleiadi, ovvero l’oggetto M45 del catalogo Messier, spesso indicato anche con il nome di Chioccetta o Sette Sorelle.
Nella famosa poesia di Pascoli ritroviamo l’ammasso M45 sotto il nome più popolare di Chioccetta che risplende nel cielo azzurro (aia azzurra) e il tremolio della sua luce richiama alla mente l’immagine di una piccola chioccia che si trascina dietro una covata di pulcini, intenti a pigolare (pigolio di stelle ovvero la sensazione ottica data dalla luminosità delle stelle che richiama il pigolio dei pulcini).
Nella mitologia greca le Pleiadi sono sette sorelle, figlie di Atlante, il titano che sorregge con le sue possenti spalle l’intera volta celeste.                Dopo questa parentesi letteraria, andiamo a scoprire cosa sono esattamente le Pleiadi in astronomia, e soprattutto come e quando osservarle nel cielo della sera. 

Si tratta di un ammasso aperto, ovvero, di un gruppo di stelle nate insieme da una nube molecolare gigante, ed unite tra loro dalla reciproca attrazione gravitazionale;  le Pleiadi si trovano a 440 anni luce, nella costellazione del Toro, e l’ammasso conta diverse stelle visibili ad occhio nudo, anche se nei luoghi disturbati dall’inquinamento luminoso si riescono ad individuare  solo cinque o sei delle stelle più brillanti, mentre da un luogo più buio si può arrivare a contarne anche fino a  dodici o quattordici.  Ma l’ammasso comprende in totale circa ben 500 stelle!

Immagine ad infrarosso mostra nebulosità attorno alle Pleiadi, catturate dal telescopio spaziale Spitzer. Credit: SST, NASA/JPL-Caltech.

L‘ammasso domina il cielo serale dell’emisfero nord a partire  dalla metà dell’autunno all’inizio della primavera, mentre dall’emisfero sud è un oggetto tipico del cielo estivo;   esso contiene più di mille unità di stelle ed è dominato da stelle blu calde e giovani, caratterizzate da una disposizione delle stelle più luminose e visibili, che ricorda la forma dell’Orsa maggiore e dell’Orsa minore, con la quale spesso viene confusa.   L’ammasso aperto M45 contiene numerose nane brune, oggetti con meno dell’8% circa della massa solare, ma non abbastanza massicci da innescare reazioni di fusione nucleare nei loro nuclei e diventare stelle luminose.
Esse possono rappresentare fino al 25% della popolazione totale dell’ammasso; sono presenti nell’ammasso delle Pleiadi anche nane bianche.
Le Pleiadi
sono spesso vittime di occultazione da parte di altri oggetti del nostro sistema solare: famose le incursioni da parte della Luna, un pò meno frequenti i passaggi da parte dei pianeti.
Ma proprio in queste sere sta andando in scena uno spettacolo suggestivo nel cielo, che vede come protagonisti principali proprio le Pleiadi e il pianeta dell’amore: Venere infatti sta lentamente avvicinandosi all’affascinante ammasso aperto, fino a quando, tra il 3 e il 5 aprile, vi si andrà ad incastrare all’interno;  ovviamente si parla di distanze relative, ma certo è che l’effetto “wow” è assicurato! 

Venere e le Pleiadi il 31/3/2020, riprese da Bagheria. Credit : Teresa Molinaro

L’evento potrà essere osservato ad occhio nudo, meteo permettendo, anche se si possono avere delle grandi soddisfazioni se si osserva attraverso un binocolo o telescopio, anche amatoriale.
Nella foto qui accanto, è apprezzabile in alto l’ammasso delle Pleiadi, in basso il pianeta Venere, la sera del 31 marzo 2020, durante il percorso di avvicinamento del pianeta dell’amore alle Sette Sorelle.
Se volete anche voi rimanere incantati dalla luce tremolante delle affascinanti Pleiadi, provate a cercarle nel cielo serale, dopo le 20, in direzione sud-ovest: lo spettacolo è garantito.

 

 

Articolo di: Teresa Molinaro
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