Pianeti a spasso: il transito di MERCURIO

Immagine del transito di Mercurio sul disco solare l’11 novembre 2019. Credit: nasa.gov

L’11 novembre 2019 il pianeta Mercurio si è interposto tra il nostro pianeta ed il Sole, oscurandone una piccola parte del disco durante il suo transito.   Mercurio è un pianeta di tipo terrestre ed  è il più piccolo del sistema solare; la sua orbita è la più eccentrica, ovvero la meno circolare, ed è il pianeta più vicino al Sole. Trattandosi di un pianeta interno rispetto alla Terra, Mercurio appare sempre molto vicino al Sole, tanto che le osservazioni sono rese molto difficili o comunque limitate a determinati periodi dell’anno: il piccolo pianeta è visibile solitamente per sei periodi l’anno, con 3 apparizioni la mattina prima dell’alba e 3 la sera immediatamente dopo il tramonto. I periodi migliori per l’osservazione sono dopo il tramonto sono quelli  attorno all’equinozio di primavera per l’emisfero boreale  e prima dell’alba, attorno all’equinozio di autunno, per l’emisfero australe, questo  a causa dell’inclinazione dell’ eclittica sull’orizzonte.            

Il Cratere Zola di Mercurio immortalato dalla Mariner 10 nel 1974. Credit: wikipedia.org

Le prime immagini di Mercurio risalgono al 1974, quando il pianeta fu visitato per la prima volta da una sonda, la Mariner 10, di origine statunitense, che effettuò tre sorvoli durante i quali registrò varie fotografie che teletrasmise poi a terra; la sonda rilevò anche importanti dati scientifici come la presenza di un campo magnetico rilevante, inaspettato, e l’esistenza di una magnetosfera.             Dopo il lancio di un’altra sonda della NASA nel 2004, Messenger, merita rilevanza il progetto dell’ESA per l’esplorazione di Mercurio in maniera più sofisticata: si tratta della famosa missione spaziale BepiColombo, lanciata il 20 ottobre 2018, con lo scopo di per studiarne l’origine, l’evoluzione, il moto, analizzarne le caratteristiche planetologiche e individuare l’origine del campo magnetico. A riguardo si è espressa Valentina Galluzzi, geologa planetaria dell’INAF nel team della missione BepiColombo: «BepiColombo è una missione composta di ben due sonde spaziali che potranno lavorare in simbiosi per ricostruire l’ambiente, la superficie e l’interno di Mercurio, cosa che mai era stata fatta prima all’unisono prima d’ora. La collaborazione interdisciplinare tra i vari strumenti sarà fondamentale per rispondere ad alcune domande rimaste aperte, come ad esempio la presenza di ghiaccio ai poli, o i processi ancora attivi che potrebbero modificare tutt’oggi la superficie del pianeta. Inoltre, dalla sua struttura interna alle dinamiche del suo ambiente circostante, come ad esempio l’interazione tra esosfera ed il campo magnetico o il vento solare, direi che questo è un pianeta ancora tutto da scoprire, e che è fondamentale per capire meglio l’evoluzione del Sistema solare stesso»(Fonte: Media Inaf)                                                                                                                  

Immagine raccolta durante il transito di Mercurio dell’8 novembre 2006. La macchia solare vicina all’equatore a sinistra è molto più grande di Mercurio, che si trova invece verso il centro, in basso a destra. Crediti: Media Inaf

 I transiti di Mercurio sono importantisimi, perchè consentono di poter effetuare analisi e raccogliere un gran numero di dati, proprio come è accaduto durante tutti i transiti del pianeta: essi avvengono 13-14 volte ogni secolo. Il primo transito di Mercurio fu previsto da Keplero, sulla base di accurati calcoli astronomici, e osservato il 7 novembre 1631 da Pierre Gassendi, scienziato e filosofo del 600. Già all’epoca della prima osservazione si scoprì che il pianeta aveva una dimensione di molto inferiore a quella ipotizzata. L’ultimo transito di Mercurio risale al 2016, ma esso non è l’unico pianeta ad essere famoso per i suoi transiti: anche Venere ha questa caratteristica, solamente che lo fa molto più raramente, ogni  243 anni, con coppie di transiti separate da un intervallo di 8 anni che si ripetono in periodi più ampi di 121,5 e 105,5 anni. L’ultimo transito risale al 2012, il prossimo sarà il 2117. Il transito di Mercurio dell’11 novembre 2019 è stato visibile dall’Italia, per i pochi fortunati osservatori che avevano cieli limpidi e privi di nuvole, visto l’ondata di maltempo che in quel giorno investiva l’Italia; l’evento si è manifestato a partire dalle ore 13.35, con un momento di massima centralità alle ore 15.20 circa, per poi concludersi alle 17 circa (orari variabili in base alle latitudini).  Insomma, chi se lo fosse può consolarsi con le immagini che sono state registrate dai vari osservatori terrestri, e per poter assistere nuovamente al transito di Mercurio sul Sole bisognerà  aspettare fino a novembre 2032.                                                                                                                                                                     

Articolo di: Teresa Molinaro
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