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Tra congiunzioni e comete di fine marzo, Mercurio candidato come il pianeta più vicino alla Terra

 

Nella foto: la mappa celeste di marzo 2019. Fonte: Edu Inaf

Da pochi giorni ha fatto il suo ingresso la primavera e adesso, complici le temperature più miti, diventerà ancora più piacevole soffermarsi la sera ad osservare il cielo e dare la caccia a stelle, pianeti e oggetti luminosi.
Iniziamo col dire che, con l’arrivo della primavera, la porzione di cielo a noi visibile, si troverà fuori dalla Via Lattea. Questo ci permetterà di dedicarci, dotati di un buon telescopio, all’osservazione di oggetti extragalattici. Marzo infatti, come ogni anno, è il mese ideale per tentare la famosa Maratona Messier, ovvero la sfida che prevede di riuscire ad osservare tutti (o quasi) gli oggetti del celebre Catalogo Messier, in una sola notte. Bisognerà dotarsi ovviamente di una strumentazione adeguata e di un po’ di pazienza. Sono essenzialmente due i periodi dedicati alla Maratona Messier: il 9 e 10 marzo e il 30 e 31 marzo. L’evento prende il nome da Charles Messier, un astronomo francese nato nel 1730  e morto nel 1817, che aveva un grande ed ambizioso progetto: scoprire e catalogare nuove comete. Egli infatti, ogni sera, si metteva a scrutare il cielo, sia ad occhio nudo che col suo telescopio, da Parigi, in tempi in cui la notte era davvero buia. Così, notte dopo notte, cominciò a segnare in una lista alcuni oggetti fissi, che potevano essere confusi con delle comete, se osservati a caso, e ne andava descrivendo la posizione e l’aspetto. Il primo oggetto ad essere catalogato fu la Nebulosa del Granchio, chiamata M1 perché è appunto il primo oggetto del Catalogo Messier; essa fu scoperta il 28 agosto 1758. Col tempo la lista si arricchì di molti altri oggetti, quali galassie, nebulose, ammassi aperti. Messier, talvolta, non riusciva neanche  a rendersi conto della natura di ciò che appariva ai suoi occhi, definendo spesso questi corpi celesti come “oggetti nebulosi”. Il famoso catalogo fu pubblicato per la prima volta nel 1774 e raccoglie in totale 110 oggetti.

Nella foto:la Nebulosa del Granchio ripresa dal telescopio spaziale Hubble. Fonte:Wikipedia

In questa seconda parte di marzo, vedremo le grandi costellazioni invernali declinare sempre più ad ovest. A dominare ancora la scena sarà ancora l’affascinante Orione con le sue luminose stelle: Betelgeuse (rossa in alto), Rigel (azzurra) e le tre stelle che compongono la cintura del famoso “cacciatore”; da sinistra: Alnitak, Alnilam e Mintaka.

In basso, verso est rispetto ad Orione, è ancora ben visibile Sirio, la stella composta da un sistema binario, che possiamo dire essere la stella più luminosa del cielo; pensate che la sua luminosità assoluta è pari a 25 volte quella del Sole ed è anche molto più calda. E’  di colore bianco e fa parte della costellazione del Cane Maggiore. Poco più in alto vedremo Procione, la stella cardine del Cane Minore. Proprio Betelgeuse, Sirio e Procione formano il cosiddetto asterismo del triangolo invernale. Nella stessa porzione di cielo, sopra al Cane Minore, è visibile la costellazione dei Gemelli, con la coppia di stelle doppie Castore e Polluce. Spostandoci di poco verso ovest, sopra ad Orione, sono ben riconoscibili la costellazione del Toro con la stella rossa Aldebaran, Auriga con la luminosa Capella e per finire l’ammasso delle Pleiadi, l’oggetto più interessante da osservare.

Nella foto:la Costellazione di Orione. Fonte:Wikipedia

Si tratta di un ammasso aperto che, ad occhio nudo, appare come un gruppo di sei o sette stelle ravvicinate (viene anche definito come “le sette sorelle”). L’ammasso è noto anche come M45, vale a dire il 45° oggetto del Catalogo Messier di cui vi abbiamo parlato prima. Questo affascinante oggetto celeste ha ispirato persino importanti poeti; Giovanni Pascoli ne “Il gelsomino notturno”  scriveva  così: “La Chioccetta per l’aia azzurra/va col suo pigolio di stelle”. Volendo parafrasare, egli parla della costellazione delle Pleiadi che risplende nel cielo azzurro e, la sua luce, emana un particolare  tremolio che richiama alla mente l’immagine di una piccola chioccia circondata dai suoi pulcini, intenti a pigolare.

Orientandoci invece verso est, vedremo fare il loro ingresso alle costellazioni  del cielo primaverile, ovvero: il Leone con Regolo e Denebola, la Vergine con Spica ed il Boote con la brillante stella di colore rosso/arancio Arturo. Ed ecco che apparirà un altro interessante triangolo celeste, il triangolo primaverile, composto dalle luminose Denebola, Spica e Arturo. Verso sud il cielo scarseggia di stelle brillanti, mentre a nord la scena è dominata dalle costellazioni circumpolari, cioè quelle costellazioni che nel corso della notte rimangono sempre alte sull’orizzonte, senza mai tramontare, perché sono situate attorno al polo nord celeste e si limitano dunque a girare intorno alla Stella Polare.

Nella foto:l’ammasso aperto delle Pleiadi Fonte:Castfvg.it

Questo tipo di costellazioni sono visibili in qualsiasi notte dell’anno, solo che le vedremo in posizione sempre diversa e per riuscire ad osservarle o fotografarle, ci faranno girare un po’ la testa! Queste costellazioni sono: l’Orsa Maggiore detta anche Grande Carro, ,l’Orsa Minore o Piccolo Carro, Cefeo, Dragone, Giraffa e infine la più particolare Cassiopea, con la sua tipica forma a W o di M, in base al periodo dell’anno in cui la si osserva. Se poi oltre alle stelle  avete voglia di dare anche la caccia a qualche pianeta, dovete sapere che Marte sarà ben visibile ma tramonterà nelle prime ore della notte, mentre nelle prime ore del mattino ad est è possibile veder brillare ancora Venere; Giove sarà visibile durante la notte mentre a metà strada tra Venere e Giove, sarà possibile individuare Saturno. Anche Mecurio sarà visibile nel cielo del mattino a fine mese. Riguardo a questo pianeta bisogna dire che, in questi giorni, è stato al centro di un’importante scoperta: pare infatti che, secondo uno studio condotto da tre giovani ingegneri statunitensi, sia Mercurio e non Venere il pianeta più vicino alla Terra. La loro tesi sostiene che Venere, nonostante abbia la sua orbita più vicina alla Terra, passi la maggior parte del tempo lontano rispetto al Sole. Mercurio, al contrario, in base a questi parametri, sembra passare più tempo vicino al nostro pianeta, sebbene la sua posizione nello spazio sia più distante. Lo studio riguarda la distanza matematica tra le orbite dei pianeti e non tra i pianeti stessi e suppone  che la distanza tra Mercurio e la Terra sia minore rispetta alla distanza la  Terra e Venere. Questo studio deve essere ancora sottoposto a revisione da parte della comunità scientifica, ma sembra già essere pronto a riscrivere le reali distanze nel sistema solare. Continuando con l’osservazione del cielo, fino a fine mese sarà inoltre possibile individuare, con l’utilizzo di un telescopio, la Cometa C/2018Y1 IWAMOTO, scoperta a dicembre 2018 dall’astronomo dilettante Iwamoto, da cui prende appunto il nome. Essa si sta allontanando sempre più dalla Terra, ma la sua chioma verde sarà ancora visibile nella costellazione di Auriga e poi in quella di Perseo.

Nella foto:la Cometa Iwamoto. Fonte:Scienzenotizie.it

La fine del mese di marzo sarà poi caratterizzata da due congiunzioni in cui la Luna si troverà in fase calante :la prima sarà la congiunzione Luna/Giove, che avverrà il 27 marzo alle ore 02.30; la seconda invece sarà quella Luna/Saturno, che avverrà il 29 marzo alle ore 05.00. Dunque non mancate di dare uno sguardo al cielo in queste date. Vi ricordiamo inoltre che in questo periodo del mese, riprenderanno ad essere visibili i passaggi della ISS (Stazione Spaziale Internazionale) dall’Italia; qui il link del sito http://www.denebofficial.com dove troverete con precisione  le date e gli orari dei passaggi nelle vostre città. Insomma, è chiaro che avremo molti motivi per tenere gli occhi puntati al cielo e goderci qualche spettacolo che esso ci riserva. Vi auguriamo ,quindi, buone osservazioni  e  non dimenticate di puntare le lancette in avanti la notte tra il 30 e 31 marzo, in quanto tornerà in vigore l’ora legale.

 

Articolo di: Teresa Molinaro

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