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Tutti su MARTE: tre missioni alla ricerca della VITA

 

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Marte torna protagonista: sono ben 3 infatti le missioni che in questi giorni hanno come obiettivo comune il pianeta rosso e la ricerca di tracce di vita su di esso.
Questo è il momento propizio per le missioni verso Marte, poichè esso si trova alla minima distanza dalla Terra, a circa 34 milioni di km.
Hanno cominciato gli Emirati Arabi il 19 luglio con il lancio della sonda Al-Aman, meglio conosciuta come Hope in inglese, che in entrambi in casi significa Speranza: la missione raggiungerà Marte a febbraio 2021, periodo simbolico poichè coinciderà con il cinquantenario della nascita degli Emirati Arabi Uniti. Lo scopo della sonda Al-Aman è quello di studiare la composizione e il comportamento dell’atmosfera marziana, in particolare i livelli di ossigeno e idrogeno. I dati che verranno raccolti da Hope saranno molto utili per comprendere le motivazioni per le quali il pianeta rosso sia diventato inospitale per la vita, non permettendo l’esistenza di acqua liquida sulla sua superficie.
Questa è la prima missione degli Emirati Arabi verso Marte e anche la prima fuori dall’orbita terrestre.
Il 23 luglio è stato il turno della Cina con la missione Tianwen 1, il cui nome significa Ricerca della verità celeste.
La sonda è partita alla volta del pianeta rosso con l’obiettivo di studiare l’atmosfera marziana, la struttura  interna e la superficie del pianeta, concentrandosi sulla ricerca di tracce della presenza di acqua ed eventuali segnali di forme di vita.
Anche l’arrivo della missione cinese su Marte è prevista per febbraio 2021.
Per il 30 luglio invece è previsto il lancio del rover statunitense Perseverance,  che dovrebbe atterrare sul cratere Jezero, nella regione chiamata Syrtis Major: qui il lavoro di Perseverance sarà quello di raccogliere ed esaminare circa 500 grammi di campioni che entro il 2031 dovrebbero tornare sulla Terra per essere analizzati.  Inoltre la missione avrà il compito di ricostruire il clima del pianeta rosso per cercare di comprendere se vi siano testimonianze di vita microbica esistita nel passato.
L’aspetto più entusiasmante della missione NASA è che Perseverance porterà con sè un compagno di viaggio, ovvero Ingenuity, il primo elicottero spaziale progettato per volare in atmosfera extraterrestre, e che effettuerà test sull’atmosfera del pianeta rosso.  La missione statunitense avrà un compito in più, poichè il rover stesso sarà una dimostrazione scientifica per l’uso delle risorse naturali dell’ambiente marziano, in preparazione all’esplorazione umana che sembra ormai essere sul punto di concretizzarsi.

La missione cinese Tianwen 1. Credit: globalscience.it

Tramite il monitoraggio delle condizioni ambientali sarà possibile determinare come proteggere gli eventuali esploratori umani che raggiungeranno il suolo marziano con le future spedizioni previste per il 2030.
Una quarta missione congiunta tra Russia ed Europa è ExoMars, rimandata a causa della pandemia, e per la quale bisognerà attendere il 2022, poichà le orbite dei pianeti Terra e Marte si allineano ogni 26 mesi e questo è fondamentale per la partenza delle sonde. Anche qui lo scopo della missione sarà sempre quello di individuare possibili tracce di vita sul pianeta rosso, studiandone l’ambiente biologico della superficie, e affinando la conscenza dell’ambiente affinchè le missioni con equipaggio siano svolte al meglio.
A proposito delle missioni marziane, lo scienziato Ray Arvidson dell’Università di Washington ha affermato che ” Le missioni robotiche dell’ultimo decennio hanno dimostrato che Marte non è un pianeta desolato, come si riteneva fino alla fine del XX secolo, ma la presenza di canali fluviali e lacustri che risalgono a miliardi di anni fa potrebbero aver consentito lo sviluppo della vita”.             Gli esperti ipotizzano che alcune forme di vita microbica possano essersi evolute ed abitare ancora oggi nel sottosuolo marziano.           Secondo i ricercatori, Marte è un pianeta che rappresenta uno dei principali misteri del nostro Sistema Solare.
Lo ribadisce l’Astronomo Royal Martin Rees il quale sostiene che “Uno dei punti cruciali, oltre a dimostrare la presenza di vita su Marte, è che trovare la vita su un altro pianeta va oltre la rivelazione dei segreti del nostro cosmo,  e potrebbe rappresentare un’occasione rara oppure potremmo scoprire che la vita pullula in tutto l’Universo in modi che ancora non comprendiamo”.
E’ chiaro che la presenza di vita su Marte rappresenterebbe una grande rivelazione nella comprensione dell’evoluzione e dei criteri di sopravvivenza, ma bisognerà confermarne e dimostrarne anche l’origine. Rees conclude precisando che “Se trovassimo vita sul pianeta rosso dovremmo assicurarci che abbia seguito un percorso indipendente dalla nostra catena evolutiva, perchè uan delle ipotesi più acceditate riguarda gli asteroidi e le meteore che, raggiungendo sia Marte che la Terra, potrebbero aver trasportato germi e batteri, ponendo le basi per la via come la conosciamo”. 

 

Articolo di: Teresa Molinaro
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