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Mentre l’Europa viene interessata da eccezionali onde di calore sul Sahara arrivano piogge e temporali
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Mentre l’Europa viene interessata da eccezionali onde di calore sul Sahara arrivano piogge e temporali

Anche quest’anno le popolazioni dell’Africa sub-sahariana, che vivono solo di agricoltura e pastorizia, non patiranno gli effetti catastrofici della siccità. Spesso in questi paesi cosi poveri una mancata stagione delle piogge può costare veramente caro alla gente, provocando gravissime carestie che vanno ad alimentare i conflitti tribali ed etnici che sovente insanguinano queste terre (facendo il gioco delle organizzazioni integraliste islamiche che ormai hanno spostato le loro mire espansionistiche verso tutto nord Africa) nella totale indifferenza della comunità internazionale. Anzi, quella che si sta per concludere, risulta essere una delle estati più piovose degli ultimi 10 anni in buona parte della fascia del Sahel, specie il settore più occidentale. Già da metà luglio, mentre l’Europa e il Mediterraneo pativano il gran caldo, l’inizio della stagione delle piogge zenitali sull’Africa sub-sahariana si è rilevata più intensa del previsto grazie al notevole innalzamento del “fronte di convergenza intertropicale” su buona parte dell’Africa occidentale, in particolare fra il settore del Niger e Ciad.

z850_0Per le popolazioni dell’Africa sub-sahariana, che vivono solo di agricoltura e pastorizia, questa è una ottima notizia. In quasi tutti i paesi del Sahel, dal sud del Mali, passando per il Burkina Faso, il Niger meridionale, il Ciad meridionale e il South Sudan, gli apporti pluviometrici finora registrati sono superiori alle media, con grandi surlpus però localizzati solo in aree più ristrette, mentre il quantitativo di poco sopra la media, di ben oltre i 50-60 mm, si è presentato quasi ovunque. Il surplus più consistente si è registrato nel settore occidentale fra la Guinea, il Mali meridionali e il Burkina Faso, dove localmente sarebbero caduti oltre 200-300 mm d’acqua a seguito delle intense “multicelle” e dei “clusters temporalesche” che si sono formati di continuo sull’area. Alcuni di questi temporali sono risultati veramente molto intensi, tanto da essere accompagnati da una attività elettrica a fondoscala e da furiosi colpi di vento che hanno toccato i 90-100 km/h.

westMolti di questi “clusters temporaleschi”, particolarmente intensi, una volta agganciati in quota dall’”African easterly jet”, tendevano a muoversi da est a ovest, attraversando il Ciad centro-meridionale e il Niger, portando forti rovesci di pioggia, prima di spostarsi in direzione del confine malitiano. Il posizionamento cosi avanzato dell’ITCZ sul fronte africano è da imputare alle anomalie termiche oceaniche dell’Atlantico equatoriale, nel tratto poco a sud e sud-ovest del Golfo di Guinea. Tali anomalie oceaniche hanno originato il temporaneo rinforzo del flusso del Monsone di Guinea, altro non è che il corrispondente dell’Aliseo di SE sull’Atlantico meridionale che oltrepassa l’equatore ed in prossimità delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra dalle depressioni termiche che si formano sull’Africa centrale e il Sahel, il quale a sua volta, estendendosi verso il Sahel fino al Mali, Niger, sud del Ciad e South Sudan, ha sospinto l’ITCZ ben oltre le medie climatologie del periodo, specie sull’Africa occidentale dove il “fronte di convergenza intertropicale”, causa le ingerenze degli umidi venti da SO e O-SO di lontana origine atlantica, si trova posizionato fra il Mali centrale, il nord del Niger e il Ciad centro-settentrionale.

itczFra l’ultima decade di luglio e la prima decade di agosto l’ITCZ, sul fronte dell’Africa occidentale, è riuscita a innalzarsi fino ad oltre i 20° di latitudine nord, ben oltre i 4.0° più a nord della posizione media climatologica. Proprio grazie all’impulso dei venti da O-SO e SO l’ITCZ ha mantenuto questa posizione cosi avanzata per un periodo prolungato. La notevole espansione di latitudine degli umidi venti monsonici di Guinea ha costretto i caldi e secchi venti da E-NE e NE (“Harmattan”, corrispondente all’Aliseo di NE sul Sahara), prevalenti su tutto il deserto del Sahara, ad arretrare verso nord, spirando piuttosto tesi fra il deserto libico, l’area montuosa dell’Ahaggar e l’entroterra desertico algerino e del Marocco meridionale fino al Sahara occidentale e alla Mauritania. Ma l’interazione tra la calda e secca ventilazione orientale con i più umidi venti da SO o più da O-SO ha favorito la formazione di una depressione termica al suolo, con minimo pronto a scendere poco sopra i 1000 hpa, localizzata fra l’estremo sud-ovest dell’entroterra desertico algerino e il nord-est del Mali, in pieno Sahara occidentale.

photos2Questa depressione saheliana, a carattere termico, in queste settimane è stata la principale responsabile del temporaneo rinforzo dell’umido Monsone di Guinea che ha fatto impennare la linea dell’ITCZ ulteriormente verso l’alto sull’Africa occidentale, rinvigorendo la “Cella di Hadley” e spingendo a sua volta il promontorio anticiclonico algerino verso l’Europa occidentale, con frequenti ondate di calore proiettate tra Spagna, Francia ed Europa centrale e settentrionale (fino alla Scandinavia). In più gli umidi venti da SO e O-SO sono arrivati fino al nord del Mali, del Niger e persino sull’Algeria meridionale. Qui le infiltrazioni umide, di origine oceanica, hanno anche prodotto un po’ di instabilità, con la formazione di locali cellule temporalesche e alle volte pure autentici “clusters temporaleschi” (temporali a grappolo) che hanno prodotto anche delle precipitazioni nel deserto nigerino, malitiano e algerino. Addirittura nel nord del Mali, nel tratto di deserto a sud della regione montuosa dell’Ahaggar (nel sud dell’Algeria), tra luglio e agosto, si sono verificati dei temporali, anche intensi, che hanno dato luogo a piogge e a veri e propri rovesci che hanno bagnato la superficie desertica, con accumuli che localmente hanno superato pure i 20-30 mm.

sahara-floods-october-2015Parliamo di piogge veramente abbondanti per questi luoghi che hanno contribuito a rinverdire temporaneamente le zone desertiche. Ma piogge isolate, indotte dall’attività convettiva innescata dalle infiltrazioni umide dai quadranti meridionali, si sono verificate anche nel nord della Mauritania e del Ciad. Qualche scroscio di pioggia ha colpito anche alcune aree del deserto libico, con apporti comunque irrisori. Inoltre lungo la parte settentrionale del “fronte intertropicale” gli intensi venti orientali, in genere da Est o E-NE, hanno sollevato imponenti “Haboobs” (tempeste di polvere) che dal nord del Ciad e dal sud della Libia si sono estese al sud dell’entroterra algerino arrivando fino al nord del Mali, raggiungendo la parte orientale della Mauritania, quella maggiormente penalizzata, in termini di piogge, dal costante soffio dei sostenuti venti da NE.

 

Articolo di: Daniele Ingemi

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