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Sequenza sismica tra Siria e Turchia: focus a 100 ore dall’evento principale
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Sequenza sismica tra Siria e Turchia: focus a 100 ore dall’evento principale

Sono ormai trascorsi 4 giorni dal mega sisma di magnitudo 7.9 della scala Richter che ha sconvolto il mondo intero e che ha per sempre cancellato intere città radendole al suolo.
La potenza sviluppata da questo sisma e l’energia generata ha interessato volumi crostali molto significativi ed è equiparata a 130 bombe nucleari.

Il sisma è avvenuto in un’area tettonicamente molto attiva e già nota a terremoti di magnitudo molto elevate, infatti già negli anni ’90 un sisma di magnitudo simile ha provocato oltre 17 mila morti.
Lo stesso ministro turco Erdogan lo ha definito il più devastante della storia di quell’area dal 1939 e che ha ammesso ritardi nei soccorsi.
Il bilancio, ancora provvisorio, ha superato le 21000 vittime e corre ormai molto velocemente.
Purtroppo il rischio è quello di diffondere soltanto numeri ma dietro ognuno di essi c’era una vita, una storia da raccontare e un futuro che è stato polverizzato insieme alle strutture collassate.
Purtroppo con l’avanzare delle ore questo triste conteggio, sarà inevitabilmente destinato a salire vuoi per le strumentazioni non adeguate, lentezza e ritardi nei soccorsi legati alle difficoltà di raggiungere alcune aree da parte dei soccorritori e le temperature molto rigide che affievoliscono ogni speranza.
Il sistema di protezione civile mondiale si è immediatamente attivato inviando aiuti umanitari e squadre di soccorso partite da oltre 70 paesi storicamente alleati ma anche notoriamente rivali perché al cospetto di una tragedia così immane non si può rimanere inermi.
Un contingente italiano, attivato tramite il meccanismo europeo di Protezione Civile è atterrato con un C 130 dell’aeronautica militare per portare soccorso alle popolazioni colpite, unendosi ad altri 50 mila soccorritori.
La squadra italiana USAR, composta da 50 Vigili del Fuoco, è altamente specializzata ed addestrata per il soccorso e ricerca di dispersi in aree urbane e abitate.
Attrezzati di sonde, telecamere termiche, potenti cesoie, flex, cani molecolari, geofoni, cercheranno di farsi largo tra le macerie nella speranza di compiere il miracolo più bello: quello di captare un segnale anche flebile e di estrarre dalle macerie il maggior numero possibile di persone ancora in vita.
Al momento risulta disperso 1 italiano in Turchia e 3 adulti e 3 bambini italiani ad Antiochia.
Ed intanto è in viaggio il carico di aiuti a bordo della nave San Marco della Marina Militare con la colonna mobile dei volontari del Piemonte, squadre del soccorso sanitario 118 e materiale sanitario oltre ad un ospedale da campo.
Questo sisma, seguito da oltre 500 repliche di bassa e media intensità, è stato registrato dai sismografi di tutto il mondo, fino alla Groenlandia, come ha rilevato l’Istituto geologico danese.

Cosa sappiamo ad oggi ?

Il terremoto è avvenuto in una zona a rischio sismico elevato per il contatto della placca tettonica Est Anatolica, Arabica ed Africana (punto triplo) con la prima che viene compressa da quella Arabica e spinta verso ovest con movimento transpressivo provocando uno slittamento orizzontale di oltre 3 metri su una zona di contatto di otre 100 km ed un movimento compressivo fra placca Anatolica e placca Araba.


Ciò che di nuovo è accaduto nella giornata di lunedì è stata una nuova ed intensa scossa di magnitudo 7.5 della scala Richter in un’area situata più a nord ovest rispetto alla prima.
In sostanza, secondo informazioni fornite dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia si è osservato un trasferimento di energia che ha provocato l’attivazione di una seconda faglia molto importante ed estesa 70-80 mt che ha generato il terremoto ed ha provocato uno slittamento del suolo stimato di 10 mt; questo movimento di tipo trascorrente, ha spostato in maniera orizzontale questi due lembi di terreno con un orientamento verso sinistra, in direzione del mar Egeo.
Questi dati sono ancora orientativi e saranno verificati con più precisione nei prossimi giorni dopo il rilevamento con i satelliti Sentinel dell’Esa e CosmoSkymed dell’Asi.

Cosa aspettarci in quelle zone ?
Certamente, come già tristemente noto, una scossa principale di proporzioni così devastanti porterà con se numerose repliche di energia via via decrescente, fin tanto che tutta l’energia non verrà dissipata.
Ci vorranno mesi, probabilmente anni considerato il fatto che le repliche del sisma di Amatrice vengono tutt’ora registrate.
È altresì probabile che questo trasferimento di sforzi, già responsabile dell’attivazione della seconda faglia attivi, come un pericoloso effetto domino, altre faglie provocando ulteriori terremoti come già avvenuto nella vicina Grecia.
L’unico meccanismo di difesa che abbiamo al momento è legato alla qualità delle costruzioni in cui viviamo e ai metodi comportamentali corretti da adottare in caso di sisma.

Abbiamo notato dalle immagini restituite dalle zone che la maggior parte degli edifici si sono sbriciolati davanti la potenza del sisma ma alcuni sono miracolosamente rimasti in piedi.
Perchè?
Il fattore principale è la qualità di quegli edifici crollati, la maggior parte realizzati in mattoni e senza alcun criterio antisismico.
La Turchia ha sperimentato già altri terremoti, ed ha quindi adottato nell’ultimo ventennio norme edilizie più moderne a pochi anni da quei terremoti.
Un edificio resistente lo si costruisce in cemento armato, che è il materiale da costruzione standard in tutto il mondo. Si mettono cioè delle barre d’acciaio all’interno delle colonne e delle travi e si concentra la forza e la densità di queste barre negli angoli e nelle giunzioni, perché è lì che si concentrano le sollecitazioni del terremoto.
Ma ci sono anche aree più povere dove le costruzioni non sono realizzate a norma, sono stati commessi degli abusi edilizi come alcuni residenti hanno dichiarato oppure sono stati realizzati con materiale scadente come evidenziano alcune foto scattate.

Articolo di: Alfredo Geraci
©centrometeosicilia.it

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