Verso un indebolimento del VORTICE POLARE a dicembre? Quali ripercussioni sull’inizio dell’INVERNO?

Con l’arrivo di dicembre entra nel vivo l’inverno meteorologico. In questo periodo dell’anno le attenzioni delle centinaia di meteo/appassionati si spostano sulle tendenze deterministiche più probabili in vista dell’ingresso della stagione fredda. Quello che sta per iniziare sembra essere un inverno decisamente più dinamico. Ad essere sinceri alcuni indici climatici sono tutt’altro che favorevoli. Quest’anno, a differenza degli ultimi due inverni precedenti, sull’intero comparto siberiano abbiamo registrato una notevolissima estensione del manto nevoso, già da fine ottobre e dal mese di novembre, che oltre a determinare un significativo raffreddamento dell’intera area euroasiatica, anticipando di qualche settimana il processo di “raffreddamento pellicolare”, che dovrebbe indebolire il vortice polare troposferico nelle prossime settimane.

1556x0-towidth-90-minLa risposta atmosferica al notevole innevamento dei territori siberiani sta cominciando ad avere conseguenze sull’intera circolazione emisferica, dal Pacifico settentrionale fino all’Europa. Ciò spiega anche il raffreddamento dei territori del nord e dell’est Europa, o l’autunno insolitamente caldo registrato nel settore più orientale del continente nord Americano. In genere il significativo indebolimento della figura del vortice polare, legato anche alla rapida avanzata del manto nevoso e al successivo raffreddamento, si presenta in pieno inverno, con un picco fra la fine di dicembre e il mese di gennaio. In questo caso, a causa dell’anticipato massiccio innevamento delle lande siberiane, il picco si dovrebbe verificare proprio nel mese di dicembre, con le avvezioni fredde che a ripetizione stanno colpendo la Russia europea e i paesi dell’Europa orientale, arrivando a sfiorare l’Italia e i Balcani nei giorni scorsi.

Finland-Aurora-Borealis-iStock_000023507920_MediumPertanto, una volta esauriti gli effetti del prematuro raffreddamento siberiano, aspettarsi un tentativo di ricompattamento della struttura del vortice polare e l’attivazione di un flusso zonale fra nord Pacifico, America settentrionale e Atlantico, proprio con l’arrivo del 2020, è quantomeno più che auspicabile, e non solo per ragioni puramente fisiologiche, dettate da un nuovo raffreddamento in sede artica. Eppure ci sono diversi elementi che lasciano supporre come questo rinvigorimento del vortice polare possa risultare più blando e temporaneo del previsto. Difatti fra alta troposfera e bassa stratosfera continueranno a rimanere attivi dei flussi di calore (meridianizzazione dell’anticiclone delle Aleutine sul nord Pacifico e di quello azzorriano in Atlantico) che avranno le capacità di debilitare dall’esterno la circolazione depressionaria di aria gelida, d’estrazione artica, facente capo al vortice polare, favorendone un suo lento indebolimento.

7b32dadb4a48ec645188761e70057524Inoltre la bassa presenza di ghiacci marini fra il mare di Barents (ancora completamente libero dal ghiaccio) potrebbe incidere nell’agevolare un ulteriore “stratwarming”, con una possibile nuova destabilizzazione del vortice polare, aprendo verso prospettive decisamente più dinamiche nella seconda parte della stagione, con “scambi meridiani” più decisivi che potranno favorire l’avvento di diverse ondate di freddo tra Europa, Asia centro-settentrionale e nord America.

 

Si avvicina la stagione invernale: verso un indebolimento del vortice polare a dicembre?

 

Articolo di: Daniele Ingemi

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