Missione PRISMA: dall’Italia un progetto per la salvaguardia del pianeta.

Un’immagine astratta della Terra. Fonte:BestHqWallpaper Pinterest

Raccogli un fiore sulla Terra e muoverai la stella più distante“.

Paul Adrien Maurice Dirac, Premio Nobel per la Fisica.

Eh già, perchè le nostre azioni hanno delle ripercussioni su tutto ciò che ci circonda , ed il nostro pianeta è il primo a subirne le conseguenze. Dovremmo infatti ricordarci più spesso che la Terra è la nostra casa e che tutti noi abbiamo il dovere e l’obbligo di rispettarla. Purtroppo l’analisi dei dati sull’inquinamento planetario non è per nulla rassicurante, anzi. Le emissioni collegate all’inquinamento atmosferico ed ai prodotti chimici che hanno contaminato l’ acqua potabile, mettono a rischio l’ecosistema che garantisce la sopravvivenza degli esseri umani.

Nella foto il satellite Prisma. Fonte: Landcity

A tal proposito, ai fini di monitorare l’ambiente, la qualità dell’acqua, tracciare i livelli di inquinamento e controllare la crescita delle foreste o la deforestazione stessa, nasce PRISMA, acronimo di PRecursore IperSpettrale della Missione Applicativa. Si tratta di un satellite italiano, costruito e gestito dall’ASI, l’Agenzia Spaziale Italiana.
L’ ente ha iniziato a lavorare alla Missione PRISMA già agli inizi del 2000, sviluppando in questi anni progetti sempre nuovi. Il satellite si basa sull‘Imaging Spettrale, una tecnologia innovativa di Telerilevamento che acquisisce le immagini su centinaia di bande, dall’infrarosso al visibile. Questo è un sistema che permette di ottenere grandi risultati nel campo dell’analisi ambientale, basandosi sulla proprietà fisica degli oggetti di emettere o riflettere radiazione, in base alle proprie caratteristiche chimico fisiche. Nello specifico, il satellite italiano, è composto da una strumentazione che combina il sensore iperspettrale  con una fotocamera. La fotocamera è in bianco e nero, con una risoluzione di 5 metri, ed avrà il compito di catturare le immagini per l’analisi dei dati;  il sensore iperspettrale acquisirà i dati su circa  240  bande distinte, dall’infrarosso al visibile, analizzando le caratteristiche chimiche e fisiche della superficie terrestre, in sezioni dall’estensione di 30 mt, determinando così una definizione delle immagini  molto elevata.
Il satellite sarà in grado di catturare fino a 223 immagini al giorno, riuscendo a manovrare e puntare la fotocamera fino a 1000 km di distanza lungo la sua proiezione orbitale sulla superficie terrestre.
Verrà collocato su un’orbita ad un’altitudine di  615 km al di sopra della superficie terrestre, con un’inclinazione di circa 98° rispetto all’equatore.
La sua orbita, detta eliosincrona, gli consentirà di effettuare il proprio passaggio su un determinato punto della superficie terrestre, sempre ad una stessa approssimativa ora locale, così da avere una raccolta  di dati più omogenea possibile, basandosi sulle stesse condizioni di illuminazione ad ogni passaggio.   Il satellite è alimentato ad energia solare, grazie a dei pannelli fissati sulla sua struttura. 

Logo della Missione Prisma. Fonte: Telespazio.com

La  Missione PRISMA durerà 5 ANNI  a partire da giugno, ma intanto giovedì 21 marzo è avvenuto il primo  lancio con il Vettore Vega, decollato da Kourou, Guyana Francese, alle 22.50 ora locale   ( mentre in Italia erano le 02.50 del mattino di venerdì ).  Questa prima fase consentirà di effettuare tutte le verifiche del caso, come la valutazione della strumentazione di bordo.
Il prossimo lancio è previsto a giugno. Il centro di controllo della missione è stato realizzato da Telespazio, mentre l’acquisizione e l’elaborazione dei dati è affidato al Centro Spaziale di Matera.
Questa missione si preannuncia davvero determinante per il monitoraggio dei cambiamenti climatici,  ma promette anche di ottenere grandi risultati nel settore dell’agricoltura, rilasciando dati sui sistemi di rotazione delle colture, sulla mappatura dei campi;  sarà altresì importante per l’analisi  delle acque, dei bacini interni e delle aree costiere.  Inoltre, PRISMA, consentirà di elaborare informazioni a supporto di opere di prevenzione riguardo ai rischi di mutamenti negli ecosistemi, come gli incendi boschivi o i dissesti idrogeologici. Insomma, una vera eccellenza e un orgoglio tutto italiano.

Foto del decollo. Fonte: www.asi.it

L’ Agenzia Spaziale Italiana,  del resto, opera da decenni nel settore dell’esplorazione spaziale, nello studio della Terra, nel campo delle telecomunicazioni e della navigazione satellitare. E’ uno dei più importanti enti sulla scena Europea ed anche mondiale, in quanto vanta uno stretto rapporto di collaborazione con la NASA, con la quale ha collaborato e partecipato a molte delle più interessanti missioni scientifiche degli ultimi anni. Uno dei più affascinanti, quanto prestigiosi progetti,  è la costruzione e l’attività della ISS ( Stazione Spaziale Internazionale ) , alla cui missione hanno preso parte gli astronauti italiani Luca Parmitano, Samantha Cristoforetti, Paolo Nespoli. L’ ASI ha dato anche un particolare contributo all’esplorazione spaziale, costruendo strumenti scientifici che hanno viaggiato con le sonde NASA ed ESA, alla scoperta dei misteri di pianeti come Marte, Giove, Saturno.

Il profilo di lancio di un vettore Vega. Fonte: ESA

L’ Italia è dunque in prima fila con progetti all’avanguardia come COSMO SKY-MED, un sistema civile e militare di satelliti radar preposti allo studio e all’osservazione terrestre, grazie ai quali è possibile  individuare alcuni potenziali  disastri ambientali, dando modo a chi di dovere di poter  intervenire rapidamente nelle aree di crisi. Insomma, in Italia, si lavora per un grande obiettivo che è quello di garantire un futuro migliore sulla Terra. Non solo la scienza e la tecnologia devono però  impegnarsi per  questo progetto, ma spetta a tutti noi imparare a limitare ciò che,  con le  nostre azioni,  mette a rischio  la salute del nostro meraviglioso,  quanto fragile,  pianeta. 

 

 

Articolo di: Teresa Molinaro
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