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EL NIÑO verso un evento eccezionale: l’ONU lancia l’allarme, attese GRAVI CONSEGUENZE sul clima. E in SICILIA?

El Niño è ormai pienamente instaurato sul Pacifico equatoriale e nei prossimi mesi è atteso un ulteriore, significativo rafforzamento. L’ultimo aggiornamento della World Meteorological Organization (WMO), pubblicato oggi, 3 settembre, non lascia molto spazio ai dubbi: la probabilità che il fenomeno persista fino a febbraio 2027 è prossima al 100%, mentre i modelli indicano il raggiungimento di una intensità molto forte tra la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno.

Si tratta di un’evoluzione che merita particolare attenzione perché un El Niño di questa intensità, inserito in un contesto di oceani globali eccezionalmente caldi, può modificare sensibilmente la distribuzione delle precipitazioni e delle temperature su vaste aree del pianeta, aumentando il rischio di ondate di calore, siccità, precipitazioni estreme e alluvioni.

Ma c’è di più.

Un recentissimo studio pubblicato sulla rivista Science ha ricostruito, attraverso i coralli delle Galápagos, la variabilità dell’ENSO nell’arco di circa un millennio. Il risultato è sorprendente: negli ultimi 40 anni la variabilità dell’ENSO nel Pacifico orientale è risultata del 36,5% superiore rispetto al periodo preindustriale 1000-1850, con l’incremento attribuito soprattutto a El Niño più frequenti e più intensi.

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Il pacifico sta diventando sempre più caldo

Le osservazioni e le ultime proiezioni mostrano un rafforzamento molto rapido delle anomalie termiche nel Pacifico equatoriale centro-orientale.

Secondo il nuovo Global Seasonal Climate Update della WMO, la temperatura superficiale del mare nella regione Niño 3.4 potrebbe raggiungere una media stagionale di circa +3,6 °C nel trimestre settembre-novembre 2026, con una traiettoria di ulteriore crescita verso il picco previsto tra novembre e dicembre.

Sono valori estremamente significativi.

L’acqua calda del Pacifico rappresenta infatti una gigantesca sorgente di energia per l’atmosfera e può modificare la circolazione di Walker, la distribuzione delle aree convettive tropicali e, attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche, influenzare anche la circolazione alle medie e alte latitudini.

È proprio attraverso questo meccanismo che un’anomalia oceanica sviluppatasi a migliaia di chilometri dall’Europa può finire per avere conseguenze anche sul Mediterraneo.

Un El Niño eccezionale in un mondo già caldo

El Niño si sta sviluppando all’interno di un sistema climatico già fortemente riscaldato.

La stessa WMO sottolinea come un evento molto forte possa determinare importanti cambiamenti nei regimi di temperatura e precipitazione, con conseguenze molto diverse da regione a regione. La presenza contemporanea di un oceano globale molto caldo e di una possibile fase positiva dell’Indian Ocean Dipole (IOD) rende inoltre la configurazione particolarmente complessa.

Questo significa che gli effetti non saranno uniformi.

In alcune aree del pianeta aumenterà il rischio di siccità e caldo estremo, mentre in altre potranno aumentare le probabilità di piogge eccezionali, alluvioni e tempeste.

La WMO ha quindi intensificato le attività di monitoraggio e di preparazione in vista di un evento definito eccezionale.

Mille anni di coralli raccontano qualcosa di inedito

La notizia assume un peso ancora maggiore alla luce della ricerca pubblicata su Science lo scorso 27 agosto.

Gli studiosi hanno analizzato coralli moderni e fossili delle isole Galápagos, utilizzando la loro composizione chimica come una sorta di archivio naturale delle temperature oceaniche.

Il risultato mostra che la variabilità dell’ENSO negli ultimi quattro decenni è aumentata del 36,5% rispetto al millennio preindustriale.

Non significa che ogni singolo El Niño attuale sia automaticamente il 36,5% più intenso rispetto a quelli del passato. Il dato riguarda la variabilità complessiva del fenomeno nel Pacifico orientale.

Tuttavia, l’aumento è stato determinato soprattutto dalla componente calda, cioè dagli eventi di El Niño più intensi. Il segnale osservato negli ultimi decenni supera inoltre la variabilità ottenuta nelle simulazioni climatiche basate sulle sole forzanti naturali.

È questo uno degli elementi che rende la situazione attuale particolarmente interessante dal punto di vista climatico.

E la sicilia? cosa potrebbe accadere durante l’inverno 2026-2027?

È questa la domanda che, naturalmente, interessa maggiormente anche noi.

El Niño non significa automaticamente inverno piovoso, freddo o nevoso in Sicilia.

La risposta dell’atmosfera europea al fenomeno è infatti molto più complessa e dipende dall’interazione con numerosi altri fattori, tra cui NAO, AO, vortice polare, configurazione dell’Atlantico, anticiclone delle Azzorre e temperature del Mediterraneo.

Esistono tuttavia studi che hanno evidenziato una possibile teleconnessione tra El Niño e la circolazione euro-mediterranea, soprattutto nella parte finale dell’inverno.

Il forte riscaldamento del Pacifico può infatti generare treni di onde atmosferiche di Rossby capaci di propagarsi verso il Nord America e successivamente verso l’Atlantico e l’Europa.

Ed è proprio qui che la situazione diventa interessante.

Più pioggia in Sicilia? possibile, ma attenzione alle semplificazioni

Una delle ipotesi da monitorare nei prossimi mesi riguarda la possibilità che alcune configurazioni associate alla forte fase di El Niño possano favorire una maggiore presenza di saccature e depressioni sul Mediterraneo.

Ma attenzione: questo non significa che El Niño porterà necessariamente un inverno piovoso sulla Sicilia.

La risposta mediterranea è altamente variabile e può essere modificata dalla configurazione dell’Atlantico e dalle oscillazioni atmosferiche alle medie latitudini.

In altre parole, il segnale di El Niño potrebbe contribuire a modificare le probabilità di alcune configurazioni, ma non può essere utilizzato oggi per stabilire come sarà l’intero inverno siciliano.

Il mediterraneo caldo potrebbe essere un elemento fondamentale

 

C’è però un aspetto che, per la Sicilia, potrebbe assumere un’importanza ancora maggiore.

Il Mediterraneo arriva a questa fase della stagione dopo mesi caratterizzati da temperature marine molto elevate.

Se durante l’autunno e l’inverno dovessero verificarsi frequenti affondi perturbati verso il Mediterraneo centrale, la presenza di acque superficiali molto calde potrebbe rappresentare una fonte aggiuntiva di energia e umidità.

Questo non significa automaticamente eventi estremi, ma in determinate configurazioni potrebbe aumentare il potenziale per precipitazioni intense e fenomeni temporaleschi particolarmente organizzati.

Sarà quindi fondamentale osservare non soltanto El Niño, ma soprattutto come il segnale proveniente dal Pacifico verrà recepito dalla circolazione atmosferica euro-atlantica.

La partita dell’inverno comincia adesso


Da una parte abbiamo un El Niño che la WMO prevede raggiungere un’intensità eccezionale; dall’altra un sistema climatico globale già caratterizzato da temperature oceaniche eccezionalmente elevate. La stessa WMO avverte che un evento di questa portata può determinare gravi conseguenze sul clima, aumentando il rischio di estremi meteorologici in diverse aree del pianeta.

E mentre il Pacifico si prepara a vivere una fase potenzialmente storica, anche per la Sicilia si apre una stagione di grande interesse.

Sarà un inverno piovoso? Potrebbero aumentare le occasioni per forti perturbazioni mediterranee? Oppure prevarranno configurazioni più stabili e miti?

Oggi è ancora presto per dirlo.

Articolo di: Stefano Albanese
©centrometeosicilia.it

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