ETNA in evoluzione: nuove fessure eruttive e dinamiche strutturali del fianco orientale, cosa sta accadendo?
L’Etna, uno dei vulcani più attivi al mondo, sta attraversando una nuova fase di intensa ristrutturazione morfologica e strutturale. Le recenti sequenze eruttive iniziate il 29 luglio hanno visto una marcata migrazione dei centri di degassamento ed effusione verso il Cratere Voragine (VOR) e la Valle del Leone, evidenziando complesse interazioni tra la risalita di magmi primitivi e il regime di fratturazione sommitale.
Gli eventi più recenti registrati dall’Osservatorio Etneo hanno evidenziato l’apertura di fessure eruttive a quote comprese tra 3.030 e 2100 metri s.l.m.
Il sistema di fessure si sviluppa prevalentemente lungo il settore nord-orientale del Cratere Voragine. Tale configurazione, comunque, risponde alle classiche tensioni strutturali che interessano il fianco orientale dell’edificio vulcanico, sottoposto ad uno scivolamento gravitazionale continuo verso il Mar Ionio. Proprio questo lento movimento tensionale determina l’apertura di nuove fessurazioni da cui fuoriescono i nuovi flussi lavici che si sono incanalati nella Valle del Leone e nella Valle del Bove, attestandosi progressivamente verso le quote di 1.700/1600 metri s.l.m.
L’ampiezza del tremore vulcanico subisce variazioni repentine correlabili alle transizioni tra attività stromboliana ed effusione lavica. La localizzazione delle sorgenti del tremore e dei segnali infrasonici oscilla prevalentemente tra il Cratere di Nord-Est (CNE), la Bocca Nuova (BN) e la Voragine (VOR).

A scala più ampia possiamo affermare che il fianco est-sud-est dell’Etna è affetto da un noto fenomeno di scivolamento gravitazionale continuo e asismico, che coinvolge un volume di roccia e sedimenti stimato in centinaia di chilometri cubi. Tale massa si muove verso il Mar Ionio con velocità medie di diversi centimetri all’anno.
Le cause dello scivolamento e le sue implicazioni strutturali sono riassumibili in tre fattori chiave:
Innesco e Forzanti: Il movimento è guidato principalmente dalla gravità e dalla continua intrusione magmatica lungo le rifts zone nord-est e sud.
Superfici di Scollamento: I piani di scivolamento basale si localizzano al contatto tra il basamento sedimentario argilloso marnoso (Cretaceo-Pleistocene) e la sovrastante copertura vulcanica, a profondità variabili tra 1 e 5 km.
Svincoli Strutturali: Il settore in movimento è delimitato a nord dalla Faglia della Pernicana (trascorrente sinistra ad alta sismicità) e a sud dalla Faglia di Trecastagni-Nizzeti, mentre il margine ionico si estende con la Faglia delle Timpe.

Alla luce di quanto sin qui descritto si può osservare che l’apertura di nuove fessure eruttive segue un preciso meccanismo di meccanica delle fratture:
Il magma ad alta pressione risale lungo la crosta superando la resistenza a trazione delle rocce, il dicco avanza come una frattura idraulica verticale orientata ortogonalmente. Man mano che il dicco si approssima alla superficie, genera un campo di stress di taglio che produce faglie normali sintetiche e antitetiche con un piccolo graben superficiale lungo la linea di propagazione.
La perdita di gas causa la frammentazione del magma lungo i punti di minore resistenza del campo di frattura, dando luogo all’allineamento di conetti di scorie.
I sistemi di faglia superficiale che delimitano i blocchi tettonici in movimento presentano tassi di scorrimento elevatissimi, spesso superiori a 10 mm/anno.
In definitiva, le recenti manifestazioni dell’Etna confermano la natura estremamente dinamica del vulcano, sottolineando la necessità di affinare costantemente i modelli di monitoraggio per interpretare al meglio la sua complessa evoluzione.
Decifrare quindi i segnali di questa nuova fase eruttiva non rappresenta soltanto una sfida scientifica ma un tassello fondamentale per la mitigazione del rischio vulcanico in un territorio da sempre costretto a far i conti con la forza della natura.
Articolo di: Alfredo Geraci – Geologo
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