ETNA, la lava rallenta nella Valle del Bove ma il vulcano resta in piena attività. Stamani sisma 3.9 Richter
Da oltre 15 giorni ormai mamma Etna sta offrendo uno spettacolo naturale unico al mondo tenendo sotto scacco la Sicilia proprio nel periodo di picco della stagionalità estiva con notevolissimi disaggi per i vacanzieri, oltre 700 voli cancellati da e per l’aeroporto di Catania e numerosissime critiche sulla gestione di questa emergenza senza fine. Ma vediamo quali sono le ultimissime novità.
Il fronte più avanzato si è sostanzialmente arrestato a quota 1.330-1.340 metri. In quota prosegue invece una forte attività esplosiva alla Voragine e al Cratere Centrale, con fontane di lava, emissioni di cenere e tremore ancora elevato.

L’Etna rallenta sul fronte lavico, ma non accenna a spegnersi sul piano dell’attività eruttiva. Le ultime osservazioni delineano un quadro in evoluzione, caratterizzato da una progressiva riduzione dell’alimentazione delle colate nella Valle del Bove e, contemporaneamente, da una persistente e intensa attività ai crateri sommitali.
Secondo i rilievi dell’INGV-Osservatorio Etneo, il fronte lavico più avanzato, alimentato dalla bocca situata a quota 1.900 metri, ha superato Rocca Capra e si è spinto fino a circa 1.330-
1.340 metri sul livello del mare. Il flusso ha ormai aggirato Rocca Capra, ma risulta sostanzialmente fermo e non più alimentato direttamente.
L’ultimo aggiornamento ufficiale dell’INGV del 14 agosto indicava inoltre che il flusso che aveva superato Rocca Capra non era più alimentato.
Nella serata del 14 agosto il fronte si trovava a una distanza di circa dieci metri dal tracciato.
Si tratta tuttavia di un braccio ormai in fase di spegnimento, privo di alimentazione da oltre 24 ore e capace di avanzare soltanto lentamente per effetto della gravità. Non si può escludere che possa ancora raggiungere e interrompere il tracciato, anche se un eventuale interessamento sarebbe limitato.

La colata perde alimentazione
Secondo i dati osservati sul campo, quelli in nostro possesso e i dati gentilmente forniti dall’osservatorio etneo dell’INGV, il quadro generale mostra leggeri segnali di rallentamento. Nessun fronte attivo risulta più presente a valle di Rocca Musarra e anche il nuovo braccio formatosi nelle ultime ore non riceve più alimentazione. I canali lavici sono in fase di raffreddamento e il fronte procede soltanto per l’ultima spinta gravitativa.
Anche la bocca a quota 2.750 metri mostra ormai soltanto una minima incandescenza, senza evidenza di una nuova colata lavica. Le informazioni più recenti sulla frattura a quota 1.900 metri, che aveva alimentato i fronti scesi fino a circa 1.330 metri, indicano a loro volta una forte regressione dell’attività effusiva.
L’INGV aveva comunicato che l’attività effusiva a quota 1.900 metri proseguiva e che i fronti più avanzati si trovavano in prossimità di Rocca Musarra, a circa 1.600 metri, mentre l’attività alla bocca di quota 2.750 metri era cessata.
Alla voragine intanto continua lo spettacolo delle fontane di lava
La Voragine continua a essere interessata da una significativa attività esplosiva, con esplosioni stromboliane, fontane di lava ed emissioni di cenere a causa della notevole fratturazione.
Anche il Cratere Centrale continua a produrre fontane di lava, con getti che nelle fasi più intense raggiungono alcune centinaia di metri di altezza. La cenere viene trasportata dai venti, interessando in particolare il quadrante meridionale.
L’INGV segnala che l’intensità dell’attività esplosiva alla Voragine rimane variabile e che le emissioni di cenere proseguono.
Il sistema eruttivo è alimentato da un articolato campo di fratture sviluppatosi alla base nord-orientale e lungo il bordo della Voragine. Le prime fratture si sono aperte a circa 3.030 metri di quota, mentre più in basso si sono sviluppate bocche effusive capaci di alimentare le colate dirette verso la Valle del Bove.
La sovrapposizione delle colate successive, la formazione di tunnel lavici e l’apertura temporanea di bocche secondarie hanno prodotto un campo lavico particolarmente complesso e ramificato.
Anche i parametri geofisici confermano che l’Etna rimane in una fase di elevata energia. Il tremore vulcanico continua a oscillare su valori alti, seppur minore rispetto a qualche giorno fa, con le sorgenti localizzate nell’area della Voragine, a circa 3.000 metri di quota.

Il dato suggerisce quindi un vulcano ancora fortemente alimentato nei condotti sommitali, nonostante la progressiva perdita di energia delle colate più avanzate. La durata di questa fase eruttiva, tuttavia, non può essere stabilita con precisione.
Resta fondamentale il rispetto delle disposizioni di sicurezza nelle aree interessate dall’attività eruttiva. L’accesso alle zone prossime alle colate deve avvenire nel rispetto delle ordinanze vigenti, mantenendo le distanze di sicurezza dal fronte lavico. Le escursioni alle quote più elevate sono consentite esclusivamente secondo le modalità previste dalle autorità e con l’accompagnamento di guide vulcanologiche autorizzate.
Purtroppo le ordinanze di restrizioni si sono rese necessarie a seguito degli elevati flussi di gente spesso non attrezzata che hanno provocato grandi difficoltà e rappresentano un pericolo per la pubblica sicurezza.
Cosa ci aspettiamo nei prossimi giorni
L’evoluzione dell’Etna resta dunque attentamente monitorata. Da una parte, la lava nella Valle del Bove mostra segnali sempre più evidenti di rallentamento e spegnimento; dall’altra, la montagna continua a manifestare una notevole energia nella zona sommitale, dove fontane di lava, cenere e tremore testimoniano una fase eruttiva ancora tutt’altro che conclusa.
Il quadro complessivo è quindi quello di un’eruzione che rallenta sul fronte effusivo, ma mantiene elevata la propria intensità nella parte sommitale.
Secondo le analisi e le valutazioni del geologo Dr Alfredo Geraci non è possibile prevedere con esattezza la durata e l’esito preciso nei prossimi giorni, poiché l’Etna presenta una dinamica interna ad alimentazione continua.
Si può comunque tracciare uno scenario più probabile per l’immediato futuro sulla base dei parametri attuali:
L’evento non mostra al momento segnali di imminente esaurimento o regressione. Nei prossimi giorni si prevede la prosecuzione dell’attività stromboliana al Cratere Voragine e l’alimentazione delle colate di lava all’interno della Valle del Bove.
Le colate laviche rimangono confinate nelle depressioni naturali del vulcano (Valle del Bove) e distanti dai paesi pedemontani quindi non sussistono pericoli per i centri abitati.
La produzione di nubi piroclastiche e la ricaduta di ceneri continueranno a dipendere dalla pressione dei gas vulcanici e dalle correnti di vento in quota. Se i venti soffieranno verso sud/sud-ovest, la cenere continuerà a condizionare la viabilità locale e l’operatività dell’aeroporto di Catania.
L’Etna continua dunque a mostrare tutta la complessità della propria dinamica: la lava rallenta, ma il vulcano resta in piena attività. Per questo motivo, il monitoraggio dell’INGV e il rigoroso rispetto delle disposizioni delle autorità rimangono essenziali per seguire l’evoluzione dell’evento e garantire la sicurezza di residenti, operatori e visitatori.
Articolo di: Alfredo Geraci – Geologo
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