Il piccolo centro abitato di Niscemi, alle porte di Caltanissetta, sembra vivere una emergenza senza fine dove rabbia, sacrifici di una vita e paura sembrano unirsi quasi inesorabilmente a rassegnazione, tristezza e sconforto.
È quanto provato dalla popolazione che dal 1997 ha vissuto su una bomba ad orologeria pronta a segnare per sempre la città e la vita dei suoi abitanti, stravolgendo il tessuto urbano.
La storia ci porta al 16 gennaio 2026 quando dalle ore 13:00 si riattiva quella frana che fino ad allora non aveva più dato segnali, quasi facendo dimenticare la sua imponenza e quanto sia fondamentale la tutela del territorio, le opere di stabilizzazione e un costante monitoraggio. Per anni si è costruito sfidando la natura senza particolari preoccupazioni e mitigazione del rischio.

Foto del Capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina
Sono i numeri a raccontare la situazione apocalittica di una intera collina su cui sorge l’intero paese di 24.000 abitanti che continua a scivolare verso la piana di Gela, secondo gli ultimi rilevamenti dei tecnici della Protezione Civile e dei geologi.
Il fronte di frana ha movimentato centinaia di migliaia di metri cubi di terreno, con una estensione di oltre 4 km e un rigetto principale di 50-55 metri, rendendo necessaria l’evacuazione di oltre 400 famiglie per un totale di 2000 residenti, come confermato dal sindaco Massimiliano Conti.
La frana, riattivata dopo le abbondanti piogge del ciclone Harry, è ancora in movimento, trascinando giù abitazioni, attività commerciali, infrastrutture e con esse sogni e speranze; sacrifici di una vita vanificati in poche settimane.
Secondo i dati tecnici, le abitazioni entro 70-100 metri dalla corona di frana sono destinate a crollare e non si esclude un ulteriore arretramento fino a coinvolgere intere porzioni del centro abitato, se non tutto il paese.
L’area di Niscemi è caratterizzata da terreni poco coerenti composti da argille, marne, argille sabbiose, materiali altamente deformabili, con livelli gessosi ed evaporitici in profondità. L’assorbimento di acqua aumenta il peso dei terreni, favorendo il processo di scivolamento.

Foto del Capo della Protezione civile regionale Salvatore Cocina
L’evento odierno è una riattivazione della frana del 1997, resa critica da sovrappressioni interstiziali lungo un piano di scivolamento profondo. La cartografia ISPRA classifica l’area come P4 – pericolosità molto elevata, con edifici a rischio R3-R4.

Attualmente il fenomeno è sottoposto a monitoraggio continuo tramite GPS, inclinometri, radar interferometrici, droni ed elicotteri, per comprenderne velocità, direzione e complessità.
Parallelamente si lavora per garantire un’assistenza dignitosa agli sfollati, con strutture di ricovero, pasti caldi, supporto psicologico, il ripristino dei servizi essenziali e la continuità scolastica.

Sul fronte abitativo si valutano moduli abitativi temporanei, ricollocamenti, la richiesta dello stato di calamità naturale e l’accesso a finanziamenti straordinari. Tuttavia, come evidenziato dal Ministro Musumeci e dal capo della Protezione Civile Fabio Ciciliano, sarà probabilmente necessaria una delocalizzazione strutturale di gran parte del paese, in un luogo più sicuro, “facendo presto e meglio”.
Articolo di: Alfredo Geraci
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