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Il NEGAZIONISMO CLIMATICO svergognato dalla realtà: i DATI presentano il conto

C’è qualcosa di ancora più impressionante dei record di caldo che continuano a cadere in Europa: la capacità di alcuni di raccontare che, in fondo, non stia succedendo nulla. Basta qualche giornata più fresca, una nevicata invernale o un temporale estivo per vedere riapparire sui social il solito ritornello: “E questo sarebbe il riscaldamento globale?”

Poi, però, arriva la realtà. E la realtà, purtroppo per loro, non legge social e web.

Negli ultimi mesi e nelle ultime settimane diversi Paesi europei hanno riscritto i propri estremi termici. La Slovacchia ha raggiunto valori attorno ai +42 °C, l’Austria ha superato i +41 °C, la Repubblica Ceca ha toccato +41,9 °C, mentre in Polonia sono stati raggiunti valori superiori ai +40 °C. Anche aree dell’Europa settentrionale stanno sperimentando temperature sempre più elevate rispetto alle rispettive climatologie.

Non stiamo parlando soltanto della Sicilia, dell’Andalusia o della Grecia. Stiamo parlando del cuore dell’Europa, di territori dove valori superiori ai +40 °C rappresentano estremi meteorologici di enorme rilevanza.


Un Mediterraneo sempre più caldo

Anche il mare continua a fornire segnali estremamente significativi. Nel Mediterraneo occidentale vengono registrate temperature superficiali eccezionalmente elevate e anomalie positive molto marcate.

Emblematico il dato della boa di Dragonera, nelle Isole Baleari, che ha raggiunto +33,02 °C, stabilendo un nuovo record assoluto per quella stazione.

Un mare così caldo non rappresenta soltanto una curiosità statistica. Significa maggiore quantità di energia immagazzinata, maggiore evaporazione e potenziali ripercussioni sugli ecosistemi marini e sulle dinamiche atmosferiche.


A questo quadro si aggiunge un dato che riguarda direttamente la nostra isola: il record ufficiale di temperatura dell’Europa continentale appartiene ancora alla Sicilia, con i +48,8 °C registrati nell’area di Siracusa l’11 agosto 2021, valore riconosciuto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale.

Non opinioni. Non modelli. Non presunto “allarmismo”.

Misurazioni.

“Ha sempre fatto caldo”: una frase che non spiega nulla

Uno degli argomenti più utilizzati da chi minimizza il cambiamento climatico è il celebre “ha sempre fatto caldo”. Ed è certamente vero che le ondate di caldo esistevano anche in passato.

Ma la climatologia pone domande molto diverse: quanto frequentemente vengono raggiunti determinati valori? Quanto durano gli eventi estremi? Quanto territorio coinvolgono? Con quale rapidità vengono superati i precedenti record?

È proprio analizzando queste variabili che emerge il segnale del riscaldamento globale.

Il clima non si studia ricordando l’estate calda vissuta quarant’anni fa o mostrando una fotografia della neve. Si studia attraverso serie storiche, satelliti, radiosondaggi, boe oceanografiche, reti meteorologiche e analisi statistiche.

Confondere deliberatamente un singolo episodio meteorologico con un andamento climatico di lungo periodo significa confondere due concetti completamente differenti.

La responsabilità di chi fa informazione

Ed è qui che emerge un problema ancora più grave: la responsabilità di alcuni divulgatori negazionisti e di certi “siti meteo spazzatura”, locali e nazionali, che molti conoscono bene.

Pagine e personaggi prontissimi a trasformare ogni episodio fresco, ogni nevicata o ogni temporale nella presunta dimostrazione che il riscaldamento globale non esista, salvo poi minimizzare o ignorare i record di caldo quando questi diventano incompatibili con la propria narrativa.

Chi dispone di migliaia o centinaia di migliaia di lettori non sta semplicemente esprimendo un’opinione personale. Ha una responsabilità pubblica.
Se si selezionano soltanto i dati favorevoli alla propria tesi, si confondono continuamente meteo e clima e si alimentano dubbi su evidenze scientifiche consolidate, non si sta praticando sano scetticismo.

Si sta contribuendo alla disinformazione climatica.

Il clima può cambiare. Il punto è capire come e perché

Anche la frase “il clima è sempre cambiato” è corretta, ma utilizzata da sola dice pochissimo. La vera domanda scientifica è un’altra: come sta cambiando oggi, con quale velocità e per quali cause?

Un episodio freddo può diventare un meme in pochi secondi. Un trend climatico di decenni richiede invece dati, statistica, conoscenza e competenza.
Si può discutere delle politiche climatiche, della transizione energetica, dei suoi costi, del nucleare, delle rinnovabili e delle strategie di adattamento. Tutto questo appartiene legittimamente al dibattito pubblico.

Ma negare ciò che mostrano le osservazioni è un’altra cosa.

I satelliti continueranno a osservare. Gli oceani continueranno a registrare. I termometri continueranno a misurare.
E alla fine la differenza resterà estremamente semplice: da una parte le opinioni, dall’altra i dati.

Il clima non è un’opinione. E la realtà non si cancella negandola.

 

Articolo di: Stefano Albanese
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