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L’ OSSERVATORIO ASTRONOMICO di Palermo: scienza e bellezza nel cuore della città

«La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l’Astronomia. L’uomo s’innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari». Giacomo Leopardi 

Foto: Walter Leonardi

Nella città di Palermo, tra le infinite opere di importanza artistica, storica e culturale, sorge imponente il Palazzo dei Normanni, uno dei più antichi ed importanti della città oltre che Palazzo Reale più antico d’Europa.  Esso ospita al suo interno bellezze dal valore artistico inestimabile come la celebre Cappella Palatina, gioiello arabo-normanno nominato dall’UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Qui è situato anche l’Osservatorio Astronomico di Palermo, uno dei più antichi e importanti siti di interesse scientifico d’Italia e d’Europa.
L’Osservatorio è collocato in una posizione privilegiata in cima alla Torre Pisana da cui si gode di una vista mozzafiato: affacciandosi dalla meravigliosa terrazza che sovrasta la piazza antistante il Palazzo Reale, l’occhio cattura tutta la bellezza della città di Palermo; in un istante lo sguardo abbraccia le imponenti cupole per spingersi fino al porto e, ancora più in là, è possibile scorgere da un lato Monte Pellegrino e dall’altro il promontorio di Capo Zafferano adagiato sul mare.
Alle proprie spalle la Cupola dell’Osservatorio è l’emblema di questo luogo.
Insieme al fotografo Walter Leonardi abbiamo realizzato questo servizio esclusivo poiché siamo riusciti a visitare l’Osservatorio e il Museo della Specola in via del tutto eccezionale, con l’obiettivo di esaltare la bellezza e l’essenza di questo luogo; con questo straordinario viaggio culturale, scientifico, e fotografico vogliamo dare lustro alla storia di un’istituzione che ha donato rilevanza a una città come Palermo, il cui valore è troppo spesso dimenticato e altre volte poco conosciuto e valorizzato.  

Fabrizio Bocchino, Direttore dell’Osservatorio Astronomico di Palermo. Foto: Walter Leonardi

L’Osservatorio è intitolato a Giuseppe S. Vaiana mentre l’attuale Direttore, dal marzo 2018, è Fabrizio Bocchino.
La struttura si divide sostanzialmente in due settori: la parte moderna dove si svolge un grande lavoro di ricerca oltre che didattica per gli studenti universitari, e la parte più antica collocata nel Museo della Specola, uno scrigno che custodisce antichi strumenti, tutti in perfetto stato e con tanta storia da raccontare.
Il Museo della Specola è stato visitabile fino al 2010, quando era aperto sia alle scuole che al pubblico, con visite settimanali guidate sia diurne che notturne; dal 2018 il Museo era stato riaperto ma con visite solo su prenotazione e senza un preciso calendario di apertura al pubblico, poi tra il 2019 e il 2020, prima dell’emergenza Covid, il Museo ha ospitato sia delle scuole che alcuni eventi.
A partire dalla seconda metà del 2019 è allo studio il progetto della riapertura definitiva del Museo, che però ha subito una battuta d’arresto a causa delle restrizioni dovute all’emergenza Covid.
Ma per comprendere meglio l’importanza di questo luogo bisogna necessariamente partire dalle sue origini.
Il Reale Osservatorio Astronomico fu fondato nel 1790 dal re Ferdinando III di Borbone, che scelse come direttore Giuseppe Piazzi, un grande matematico dell’epoca e amante dell’astronomia ai cui studi era stato introdotto dai padri dei collegi dell’Ordine dei Teatini. 

Foto: Walter Leonardi

Piazzi si formò come professore di astronomia nel 1787, alla Reale Accademia degli Studi di Palermo, ed entrato a far parte dell’Osservatorio ottenne subito l’autorizzazione da parte del re per la costruzione della prima Specola. In quegli anni l’Osservatorio andava arricchendosi di strumentazioni anche molto importanti, come il celebre Cerchio Altazimutale di Ramsden, oggetto unico nel suo genere costruito da James Ramsden a Londra, dove Piazzi si recò personalmente per seguire i lavori da vicino.
Nel suo Libro II Della Specola Astronomica Piazzi descrisse il Cerchio di Ramsden come uno strumento composto in ottone e mogano, alto 2,8 mt, con il cerchio orizzontale di un diametro di 90 cm e quello verticale di un diametro di 1,50 mt; l’apertura del telescopio è di 7,5 cm. Esso non è solo un pezzo di storia dell’Astronomia per via dell’importanza che ha assunto nel campo dell’esplorazione del Sistema Solare, ma è anche patrimonio della conoscenza umana.

Portare il Cerchio di Ramsden in Sicilia non fu facile, poiché all’epoca il governo inglese mostrò una certa ritrosia nel fare uscire dai propri confini uno strumento unico al mondo nel suo genere. Fu la determinazione di Piazzi a far sì che il Cerchio Azimutale giungesse a Palermo, dove venne finalmente collocato nella Stanza Circolare all’interno della Torre di S. Ninfa, nel Palazzo Reale in una sorta di tempietto circolare, abbellito da colonne doriche in marmo bianco. Tramite questo strumento, nella notte del 1 gennaio 1801, Piazzi scoprì Cerere, l’asteroide più massiccio della fascia principale del sistema solare, unico ad essere considerato un pianeta nano.

Mario Guarcello, Ricercatore dell’INAF, e il Cerchio di Ramsden.
Foto: Walter Leonardi

Piazzi individuò Cerere come un oggetto brillante nella costellazione del Toro e dopo vari studi e supposizioni concluse che l’oggetto che aveva scoperto non era una stella fissa: la classificò come cometa, battezzandola Ceres Ferdinandea in onore del mito della dea romana in Sicilia e del re Ferdinando.
Le osservazioni di Piazzi furono molteplici e sono raccolte in due celebri cataloghi di stelle che gli valsero per due volte il premio dell’Academie des Sciences di Parigi; nei suoi studi si occupò di determinare la latitudine e longitudine di Palermo, lavorò sull’aberrazione e la rifrazione della luce, si dedicò allo studio del Sole e della Luna oltre che al calcolo dell’anno tropico solare, la precessione degli equinozi, senza tralasciare l’osservazione dei pianeti: rivolse i telescopi verso Mercurio e Urano, scoperto da Herschel solo tre anni prima.

Un dettaglio del Telescopio Merz e la Cupola. Foto: Teresa Molinaro

A Piazzi si deve anche la realizzazione della meridiana della Cattedrale di Palermo, progettata a fine 700 e inaugurata il 3 giugno del 1801.
Negli anni l’Osservatorio era divenuto un’istituzione scientifica di riferimento per tutta l’Europa, grazie agli svariati strumenti che andavano prendendo posto all’interno della struttura. Il successore di Piazzi, Niccolò Cacciatore, arricchì la strumentazione dell’Osservatorio con il celebre sismoscopio a mercurio, la bussola di Dollond e tanto altro. Successivamente, per via di vari avvenimenti di natura anche politica, la direzione dell’Osservatorio passò nel 1849 a Domenico Ragona, che grazie ai fondi ottenuti dal governo delle Due Sicilie, acquistò nuovi strumenti tra cui il Cerchio meridiano e il grande telescopio equatoriale Merz, installato nel 1859. 

Il Telescopio Merz. Foto: Walter Leonardi

Un telescopio imponente che è il fiore all’occhiello dell’Osservatorio, insieme al Cerchio di Ramsden: il Merz è composto in ottone, con obiettivo di 2,5 cm e acromatico e fu messo in funzione solo nel 1863 da Pietro Tacchini che, nominato Astronomo Aggiunto, utilizzò lo strumento per le ricerche di fisica solare.
Con Tacchini l’Osservatorio ristabilì la sua egemonia in campo astronomico a livello europeo: grazie ai suoi studi ed osservazioni del Sole nacque di fatto l’astrofisica solare!
Tacchini osservava il Sole, le strutture in cromosfera, le macchie solari, riportando il tutto a mano; incredibilmente i suoi disegni appaiono quasi identici ai risultati delle moderne osservazioni condotte oggi da sofisticati satelliti.
Nel 1876 Tacchini fu anche fondatore dell’Osservatorio Astronomico di Catania e insieme a Secchi si fece promotore di un programma di osservazioni spettroscopiche della cromosfera solare, fondando la società degli spettroscopisti italiani.
Proseguendo per il Museo della Specola è possibile ammirare un oggetto dall’assoluto valore culturale, una vera perla: si tratta di un telescopio rifrattore azimutale Merz, caratterizzato da 11,5 cm di diametro e 2 metri di focale, realizzato in mogano con finiture in ottone e dotato di un sistema di contrappeso e un piccolo cercatore. Il Merz giunse tra le mani del Principe Giulio Fabrizio Tomasi di Lampedusa attorno al 1850. 

Il telescopio appartenuto al Principe di Lampedusa.
Foto: Teresa Molinaro

Egli era un amante dell’Astronomia, alla quale si dedicava sì per diletto ma con tanta competenza; fu ispiratore per il pronipote Giuseppe Tomasi di Lampedusa della figura del protagonista del celebre romanzo Il Gattopardo.
Il telescopio Merz veniva utilizzato dal Principe per osservare comete, astri e congiunzioni planetarie, nonché per l’osservazione dell’eclissi solare del 22 dicembre 1870 presso Gela.
Nel 1887, in seguito della decisione degli eredi di disfarsi del corredo astronomico del Principe, l’Osservatorio di Palermo acquisì il telescopio Merz ed altri strumenti a lui appartenuti; il Prof. Gaetano Cacciatore, direttore dell’epoca e amico del Principe, si occupò personalmente della scelta degli strumenti da collocare all’interno dell’Osservatorio, affinchè potessero avere una continuità di utilizzo scientifico.

Foto: Walter Leonardi

Negli anni 60 l’Osservatorio prestò  il telescopio Merz a Luchino Visconti per il set del celebre film Il Gattopardo. Insomma, ad oggi questo straordinario strumento costituisce uno dei pezzi più eclatanti della storia dell’Osservatorio, e va ammirato con la giusta consapevolezza dell’incredibile storia che porta incisa.       Continuando il nostro viaggio all’interno dell’Osservatorio ci siamo imbattuti nella Sala della Meridiana, un piccolo gioiello di architettura in stile neogotico progettata e decorata da Giovanni Battisti Filippo Basile: qui è custodito un telescopio adoperato per osservare i passaggi degli astri alla massima altezza sull’orizzonte durante il loro passaggio in meridiano, attraverso una piccola fessura: questa stanza è rimasta quasi intatta, caratterizzata dal contrasto del legno con le pareti rosse.
Un luogo intimo in cui è facile immaginare gli astronomi dell’epoca alle prese con le osservazioni astronomiche.
Del resto in ognuna delle Cupole dell’Osservatorio si viene catapultati nel passato: avvicinandosi al Cerchio di Ramsden e al Telescopio Merz è facile immaginare Piazzi e Tacchini che da quelle postazioni, da quegli oculari esplorano la volta celeste che sovrasta l’antica città di Palermo, ricca di affascinanti oggetti celesti.

Sala della Meridiana. Foto: Walter Leonardi

L’Osservatorio subì ad un certo punto un declino che si protrasse sino alla seconda guerra mondiale; con la ripresa negli anni 50, le tre cupole in ferro poste sul tetto dell’edificio furono sostituite con altre in rame, poiché troppo pesanti per l’edificio e per diverso tempo la struttura venne utilizzata solo a scopo didattico.
La situazione cambiò con l’arrivo di
Giuseppe Vaiana nel 1976: egli si occupò di recuperare le antiche strumentazioni che ora fanno parte della preziosa collezione, e che non riguardano solo oggetti di utilizzo astronomico, ma anche di importanza meteorologica, fisica e topografica.
Giuseppe Vaiana fu direttore dell’Osservatorio di Palermo fino al 1991 e a lui si deve anche la formazione dello stuolo di illustri professori e scienziati che hanno riportato in alto il nome dell’Osservatorio Astronomico di Palermo. 

Giada, l’esperta del restauro dei volumi antichi. Foto: Walter Leonardi

Vi conduciamo infine all’interno della Biblioteca antica dell’Osservatorio, dove libri e i volumi antichi dal valore straordinario riempiono gli scaffali con i loro intrecci di storia, scienza astronomica e molto altro. Il patrimonio librario dell’Osservatorio trae origini dal lascito testamentario della biblioteca personale di Giuseppe Piazzi e comprende le pubblicazioni necessarie per svolgere le attività accademiche e di ricerca per l’Osservatorio, ma anche quelle che riguardano gli interessi personali di Piazzi, della sua formazione e cultura.
In questo luogo Piazzi trascorreva diverso tempo a condurre i suoi studi sia di carattere astronomico che di altro genere. Fu autore, come già detto, di due celebri Cataloghi di stelle pubblicati tra il 1803 e il 1814, ma anche di tanti scritti che vanno aldilà dell’astronomia, come ad esempio un prezioso quaderno custodito nella Biblioteca, in cui Piazzi aveva annotato i risultati delle analisi sulle acque siciliane condotte da lui personalmente.                                                                                                           

Foto: Walter Leonardi

Il lascito di Piazzi è costituito da circa 400 opere, divise in 1650 volumi, dei secoli XVI-XIX: gli argomenti sono prevalentemente di carattere scientifico, spaziando tra periodici, atlanti stellari e mappe geografiche; sono presenti anche enciclopedie, classici latini, grammatiche, dizionari e opere a carattere religioso e filosofico.
Successivamente, con il crescendo di scoperte in ambito scientifico e astrofisico, il patrimonio librario si è arricchito grazie allo scambio delle serie di pubblicazioni con gli Osservatori astronomici e meteorologici di tutto il mondo.
All’interno della Biblioteca storica abbiamo avuto il piacere di incontrare Giada, l’esperta che attualmente si sta occupando della conservazione e degli interventi di restauro sul fondo Piazzi, che è la base di una sua ricerca incentrata sui volumi pubblicati dalla Reale Stamperia di Palermo, e un’altra ricerca sulle carte dipinte a mano utilizzate nella rilegatura di alcuni volumi.
Con tanta disponibilità e cortesia Giada ci ha spiegato in cosa consiste il suo delicato e attento lavoro di restauro, mostrandoci anche alcuni importanti volumi nonché preziosi disegni di Piazzi.    

Foto: Teresa Molinaro

Tornando all’ambito tecnico dell’Osservatorio, qui il cielo viene osservato oramai solo per scopo didattico, attraverso un Celestron C14 arrivato alla fine degli anni 80 e che serve agli studenti per imparare a fare osservazioni semiprofessionali di stelle brillanti.
E’ chiaro che il cielo sopra Palermo (come in tutte le città) è molto cambiato dalla notte della scoperta di Cerere.
Dalla seconda metà del 900 infatti le strumentazioni non sono state più utilizzate per esplorare la volta celeste, resa ormai inosservabile a causa dell’inquinamento luminoso. Per le osservazioni professionali ora i ricercatori si avvalgono dei telescopi situati nei più grandi osservatori del mondo, come l’ESO in Cile, o La Palma nelle isole Canarie dove è situato il Telescopio Nazionale Galileo finanziato dall’INAF.

Il moderno telescopio Celestron. Foto: Teresa Molinaro

Il lavoro dei ricercatori dell’INAF di Palermo è un’eccellenza in campo astronomico e astrofisico e consiste nello sviluppo di nuovi studi e incessanti ricerche mirate soprattutto alla scoperta degli esopianeti. L’Osservatorio Astronomico di Palermo, con l’illustre Museo della Specola e la ricca Biblioteca storica, costituisce un patrimonio di importanza assoluta che chiunque, dagli appassionati di astronomia ai semplici visitatori dovrebbe conoscere, poiché rappresenta per Palermo, e non solo, la culla dell’astronomia e la nascita dell’astrofisica solare e della loro evoluzione nella scienza più moderna, oggi alla base di grandi studi e scoperte protesi verso il futuro.

 

 

Articolo di: Teresa Molinaro
Foto di: Walter Leonardi e Teresa Molinaro                                                                                      ©centrometeosicilia.it
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