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L’ALLUVIONE lampo di PALERMO: l’analisi preliminare di un evento “eccezionale” e non prevedibile

In questo articolo cercheremo di analizzate, in modo preliminare e sommario (in attesa di ulteriori analisi e approfondimenti), le cause sinottiche che hanno portato al rapido sviluppo del violento temporale che nel pomeriggio di mercoledì 15 luglio 2020 si è abbattuto sulla città di Palermo, scaricando oltre 130 mm in poco meno di 2 ore, nella parte nord-occidentale del capoluogo siciliano. L’eccezionalità dell’evento precipitativo è stata registrata dalla stazione meteorologica Sias (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano) di Parco Uditore, con un’intensità oraria che ha toccato gli 87,8 mm/ora. L’intensità istantanea ha raggiunto invece i 168 mm/h tra le 17.30 e le 17.35, nel momento di massima intensità del nubifragio. Si tratta di un valore che, come viene confermato dal Sias, non ha precedenti per la città di Palermo. Alle 18.55 il totale parziale giornaliero della stazione SIAS di Palermo Parco Uditore è pari a 134 mm. Parliamo del valore più alto mai registrato dalla stazione fin dalla sua installazione nel 2002. Tutta questa enorme quantità d’acqua caduta in poco tempo, su un’area fortemente urbanizzata, ha prodotto allagamenti istantanei, trasformando le principali strade della città siciliana in fiumi in piena.

3_700Dal punto di vista sinottico la situazione era molto complessa, tanto da rendere impossibile una previsione, sia nel tempo che nello spazio, di un fenomeno temporalesco così violento (ancora è impossibile prevedere l’esatto punto dove nascerà il temporale). Ma con un monitoraggio h 24, attraverso l’uso dei satelliti e dei radar meteorologici, oggi è possibile seguire l’evoluzione di questi soggetti sinottici in tempo reale. Ma l’analisi dei principali centri di calcolo, e dei modelli sperimentali, lasciavano facilmente dedurre che il rischio di fenomeni temporaleschi ad evoluzione diurna (i tipici temporali di calore), localmente anche intensi, ma ben localizzati, era piuttosto elevato in quasi tutto l’entroterra della Sicilia, con possibili sconfinamenti fino alle sottostanti aree costiere, sia ioniche che tirreniche.

6_q-vectorL’analisi sinottica su scala europea vedeva una vasta area, caratterizzata da geopotenziali bassi, che dalla Russia si estendeva fino all’Atlantico, con varie depressioni in azione. La prima nel tratto di oceano poco ad ovest dell’Islanda, una seconda localizzata a ridosso della Danimarca, e una depressione, ben più profonda, centrata sopra la Russia centrale, con un minimo sceso sotto i 1000 hPa. Dal minimo in azione a ridosso della Danimarca si elonga una saccatura che raggiunge il bacino tirrenico e l’Italia centro-meridionale. Allo scivolamento di questa ondulazione ciclonica, con tanto di nucleo di vorticità positiva in quota, si oppone un modesto campo anticiclonico che dalle medie latitudini atlantiche si proietta fino all’entroterra desertico libico, imprimendo una marcata direttrice “zonale” al flusso sinottico che scorre sul bacino del Mediterraneo.

getto subtropicaleL’opposizione fra la saccatura in scivolamento dalla Danimarca e il campo anticiclonico presente sull’entroterra nord-africano non ha fatto altro che favorire la risalita, fin sulla Sicilia, di un ramo del “getto subtropicale”, concausa a sua volta dell’attivazione dei forti temporali che hanno interessato la Sicilia e l’area del basso Tirreno. L’attivazione del “getto”, nell’alta troposfera, è normalmente favorito dall’accentuazione del “gradiente termico orizzontale” nella zona di contatto tra due opposte circolazioni sinottiche (come si evince dalle mappe a 250 hPa). Nell’evento alluvionale di Palermo il transito nell’alta troposfera di questo ramo della “corrente a getto subtropicale” ha giocato un ruolo importante, enfatizzando l’attività convettiva e generando i cosiddetti “temporali ad asse obliquo”.

pcp3h.z1.3Quelli che generalmente causano violenti temporali e nubifragi. Nei “temporali ad asse obliquo” l’asse della corrente ascensionale che li genera viene inclinato sotto l’azione dei forti venti in quota, associati al “getto” o a massimi di vento in quota non associati alla “corrente a getto” (“drift”). Quindi l’attività convettiva di queste correnti non viene ostacolata dalle fredde correnti discendenti (“downdraft”) all’interno del cumulonembo stesso. Per questo motivo la forte corrente ascensionale che lo genera persisterà per più tempo e la torre temporalesca salirà sempre più di quota, fino a sfondare a volte il limite superiore della tropopausa, accrescendo così il rischio di produrre fenomeni intensi. Visivamente si osserverà una incudine molto allungata con le precipitazioni più intense concentrate nella parte iniziale della stessa.

wind10.C.1La confluenza tra aria proveniente da O-NO e la debole ventilazione, d’origine termica, da Nord e N-NE, tipica nell’area del Golfo di Palermo, associato ad un notevole aumento della divergenza in quota all’avvicinarsi dell’avvezione di vorticità positiva indotta dal passaggio dell’asse di saccatura sopra menzionato, ha innescato gli intensi moti verticali su quella zona in una fascia oraria molto favorevole allo sviluppo di attività temporalesca “termoconvettiva”.

9_0-3shearLa componente geostrofica del vento, che ricordiamo trattasi del vento teorico che si ricava sotto l’azione congiunta della forza di “gradiente barico orizzontale” e della forza deviante di Coriolis che esiste però solo oltre i 1000-1500 metri, e non in prossimità del suolo (a causa della forza di attrito del terreno e di altri ostacoli presenti sulla superficie terrestre), ha prodotto correnti prevalentemente da sud-ovest davanti all’asse di saccatura e più da Ovest dietro all’asse. Ciò ha contribuito pure ad esaltare lo “shear”, già di per sé acuito dal passaggio in alta quota del “getto sub-tropicale”, che ha contribuito a far esplodere la convezione, rendendo il temporale per un paio di ore semi-stazionario sopra il quadrante nord della città di Palermo.

 

L’alluvione lampo di Palermo: l’analisi preliminare di un evento “eccezionale” e non prevedibile

 

Articolo di: Daniele Ingemi

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