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LUNAMOTI o terremoti lunari: perchè la LUNA trema?

Da ciò che emerge dagli studi effettuati dai ricercatori dell’Università del Maryland e pubblicati sulla rivista Nature Geoscience, la Luna si sta progressivamente restringendo.
Si è potuti arrivare a tali conclusioni grazie ai dati registrati dagli strumenti delle missioni Apollo, che hanno messo in evidenza una serie di movimenti tellurici, dei veri e propri sismi lunari: essi sono dovuti al raffreddamento del nucleo interno del nostro satellite, che genera faglie nella crosta.
La Luna dunque, raffreddandosi e restringendosi, si raggrinzisce col passare del tempo, mostrando una superficie solcata da cicatrici che non sono solo dovute ai meteoriti che la tormentano a causa della sua mancata atmosfera, ma ad un’attività tettonica continua, un aspetto su cui finora si era poco indagato.
Stando ai dati pubblicati nello studio, la nostra bella Luna sarebbe “dimagrita” di 50 metri nel corso di un centinaio di milioni di anni.  

Struttura interna della Luna. Credit: wikipedia.org

I sismi lunari, o “moonquakes“, non sono una novità: essi sono un fenomeno noto sin dai tempi delle prime missioni Apollo quando, i primi astronauti a calcare il suolo lunare, vi installarono dei sismografi.
Diversi strumenti atti a rilevare eventuali movimenti tellurici furono portati nel corso dei diversi allunaggi, primo fra tutti fu quello piazzato da Armstrong e Aldrin, nel 69. Questi strumenti sono stati in grado di registrare  i movimenti della Luna fino al 1977.
C’è da dire che negli ultimi anni i planetologi della NASA e i sismologi hanno scandagliato diverse informazioni, arrivando a capire che vi sono delle differenze tra le onde generate dagli impatti di meteoriti sulla Luna e i movimenti interni.
Tramite nuovi algoritmi sono state effettuate delle simulazioni: su 28 sismi registrati, 8 si sono verificati in un raggio di circa 30 km dalla faglia indicata dagli astronauti all’epoca delle installazioni dei sismografi.
Questi dati sono fondamentali a ricostruire la posizione dell’epicentro di tali eventi registrati, i quali  hanno una magnitudo compresa tra 1 e 5 gradi della scala Richter.
Thomas Watters, senior scientist al Center for Earth and Planetary Studies di Washington, spiega: “Pensiamo che sia molto probabile che questi 8 terremoti lunari siano stati prodotti dallo scivolamento e dalla tensione delle faglie, creatosi quando la crosta lunare è stata compressa dalla contrazione globale e dalle forze mareali”.
Dunque, quando la Luna subisce una maggiore sollecitazione, le faglie scivolano con buone probabilità l’una sull’altra.
Infatti, sempre secondo i calcoli dei ricercatori circa le forze mareali esercitate dall’attrazione gravitazionale terrestre, 6 degli 8 sismi in questione, sono stati registrati quando il nostro satellite si trovava alla massima distanza dalla Terra, ovvero all’Apogeo.      

Una delle migliaia di faglie scoperte sulla Luna dal Lunar Reconnaissance Orbiter della Nasa, che potrebbero essere attive ancora oggi. Crediti: Lroc Nac frame M190844037LR; Nasa/Gsfc/Arizona State University/Smithsonian

Poichè i sismografi sul nostro satellite non sono più attivi dal 1977, non si hanno testimonianze dirette della continuità di questi sismi, ma grazie allo studio protratto degli astronomi e scienziati, emerge con ogni probabilità il verificarsi a tutt’oggi di movimenti tellurici; le prove stanno nelle tracce di movimenti sulla superficie della Luna, segni eloquenti che qualcosa continua a muoversi.
Si è giunti a tali conclusioni anche grazie
alle  foto ad alta risoluzione, scattate dalla missione Lunar Reconnaissance Orbiter nel 2010, che hanno rivelato chiaramente nuovi dettagli della superficie lunare: appaiono piccole frane e piccoli massi che rotolando giù dai rilievi hanno lasciato delle tracce, delle scie sulla regolite, ovvero sulla polvere lunare.   Ricordiamo che la Luna priva di agenti atmosferici che possano in qualche modo cancellare o modificare l’aspetto superficiale del satellite; tuttavia gli scienziati fanno notare che le zone più chiare sulla faglia sono state esposte di recente, perchè le radiazioni solari le avrebbero imbrunite rapidamente. Si tratta dunque di faglie relativamente giovani, che potrebbero essere attualmente attive e potrebbero dare vita a sismi più superficiali, ovvero con ipocentro meno profondo.
Il team di ricercatori del Maryland, che ha portato avanti lo studio, ha concluso che “La vicinanza dei terremoti alle faglie insieme ai disturbi della regolite e al movimentoto dei massi vicino alle faglie di un forte suggerimento sul fatto che la Luna è tettonicamente ancora attiva”.
La nostra dolce e bella Luna ha dunque un’anima inquieta. Intanto dal mondo scientifico le ricerche proseguono e sembrano essere tutti dello stesso parere: l’uomo deve tornare sulla Luna!  

Articolo di: Teresa Molinaro
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