MARSALA colpita da un TORNADO di probabile categoria F2/F3: quali le cause? L’analisi del nostro esperto
Nel corso della mattinata odierna un forte temporale ha interessato il Trapanese, dopo essersi sviluppato sul Canale di Sicilia, interessando soprattutto l’area di Marsala, dove sono stati documentati diversi vortici, con danni e feriti. Per comprendere le cause di questo evento e valutare se fosse prevedibile, occorre innanzitutto analizzare la situazione meteorologica a scala sinottica.
Sul Mediterraneo si è verificato l’isolamento di una depressione in quota (cut-off) da una saccatura di origine atlantica. Questa depressione, attualmente situata nei pressi della Sardegna, è caratterizzata dalla presenza di aria più fresca in quota, che favorisce condizioni di instabilità atmosferica.
Il temporale di questa mattina si è sviluppato attraverso un meccanismo piuttosto preciso: la formazione di un blando minimo di pressione al suolo sul Canale di Sicilia ha favorito l’afflusso di correnti nord-occidentali dalla Sardegna, mentre sulla Sicilia occidentale erano presenti venti di Scirocco provenienti da sud-est. L’interazione tra queste correnti ha determinato una linea di convergenza nei bassi strati, lungo la quale si sono innescati intensi moti convettivi.
Il temporale ha potuto svilupparsi rapidamente grazie all’afflusso di aria molto umida e instabile trasportata dallo Scirocco, con valori di CAPE superiori a 2000 J/kg. Contemporaneamente, l’avvicinamento della depressione in quota dalla Sardegna ha determinato un rinforzo delle correnti sud-occidentali alle quote superiori.

Il profilo verticale dell’atmosfera risultava quindi caratterizzato da aria molto umida e instabile nei bassi strati, sovrastata da aria più fresca e da venti progressivamente più intensi. Questa configurazione ha favorito un marcato wind shear verticale, sia nello strato compreso tra 0 e 1 km sia in quello tra 0 e 6 km.
Particolarmente importante è stata la rotazione del vento con la quota, definita veering, con il passaggio dalle correnti sud-orientali nei bassi strati a quelle sud-occidentali in quota. Tale configurazione ha favorito lo sviluppo di vorticità all’interno della corrente ascensionale, consentendo al temporale di assumere caratteristiche supercellulari, con la formazione di un mesociclone, ossia una corrente ascensionale organizzata e in rotazione.
In queste condizioni si sono sviluppate alcune trombe marine, inizialmente osservate sul mare, verosimilmente di natura mesociclonica. A differenza delle più comuni trombe marine non mesocicloniche, che possono svilupparsi anche in presenza di cumuli congesti e tendono generalmente a indebolirsi rapidamente sulla terraferma, quelle associate a una supercella possono raggiungere intensità decisamente maggiori.
Questi vortici possono presentare un cono di condensazione più ampio e un’intensa nube di spruzzi d’acqua alla base, essendo collegati alla circolazione del mesociclone.

La dinamica esatta dell’evento non è ancora del tutto chiara. È possibile che una delle trombe marine mesocicloniche si sia avvicinata alla costa del Trapanese, raggiungendo la terraferma e mantenendo la propria intensità, oppure che un nuovo vortice si sia formato direttamente sulla terraferma nell’ambito della stessa supercella.
In ogni caso, l’area di Marsala e, in particolare, il vicino comune di Petrosino sono stati interessati da un tornado particolarmente intenso, caratterizzato da una notevole quantità di polvere sollevata dal terreno asciutto, che ha conferito al vortice una colorazione rossastra.
Il tornado avrebbe percorso alcuni chilometri, provocando diversi feriti e danni significativi, tra cui lo scoperchiamento di abitazioni, il crollo di muri di recinzione e lo spostamento, fino al ribaltamento, di alcune automobili.
È ancora prematuro attribuire una classificazione definitiva alla sua intensità, anche se i danni descritti potrebbero essere compatibili con un tornado di categoria F2-F3 sulla scala Fujita. Saranno tuttavia necessari rilievi dettagliati sul territorio per ricostruirne il percorso, documentare la distribuzione dei danni e determinarne con maggiore precisione l’intensità.

Ma un tornado di questa intensità era prevedibile con esattezza?
La risposta è no. Già da alcuni giorni, e soprattutto nella giornata di ieri, le previsioni meteorologiche indicavano la possibilità di temporali anche forti sulla Sicilia occidentale. Alcuni modelli ad alta risoluzione simulavano la formazione di una convergenza dei venti al suolo, associata a valori elevati di CAPE, ossia l’energia potenziale disponibile per la convezione, in alcuni casi superiori a 2000 J/kg.
Si trattava quindi di condizioni favorevoli allo sviluppo di temporali intensi, ma non necessariamente di vortici tornadici di questa intensità, che rappresentano eventi relativamente rari non soltanto in Sicilia, ma anche sul territorio italiano ed europeo.
In particolare, i modelli previsionali non evidenziavano valori particolarmente elevati di wind shear e gli odografi, che rappresentano la variazione del vento con la quota, non mostravano né una curvatura particolarmente marcata né un significativo allungamento, fatta eccezione per una certa curvatura nel primo chilometro di atmosfera.
Era quindi possibile ipotizzare la formazione di qualche vortice, ma non vi erano elementi sufficienti per prevedere un tornado così intenso.
È probabile che abbiano avuto un ruolo determinante alcuni processi locali, legati anche all’interazione tra il temporale e l’ambiente circostante, capaci di modificare il campo del vento e incrementare localmente lo shear e la vorticità disponibili nei bassi strati, favorendo così l’intensificazione del vortice.
Questi processi, difficilmente rappresentabili con precisione dai modelli numerici, potrebbero spiegare la differenza tra le condizioni previste e quanto effettivamente osservato.
I tornado rimangono infatti tra i fenomeni atmosferici più difficili da prevedere, sia per la loro limitata estensione spaziale e durata temporale, sia perché la loro formazione dipende dall’evoluzione di sistemi temporaleschi che presentano a loro volta una notevole complessità e variabilità su scala locale.
In molti si chiedono se questi fenomeni si siano sempre verificati in Sicilia o se siano legati al cambiamento climatico.
La risposta non è semplice. La Sicilia è stata interessata anche in passato da tornado molto intensi, talvolta responsabili di numerose vittime, come testimoniano alcuni episodi storici nella Piana di Catania.
Si tratta tuttavia di eventi relativamente rari, difficili da studiare statisticamente anche per la mancanza di serie storiche omogenee, che non consentono di stabilire con certezza eventuali variazioni nella loro frequenza e intensità.
Non è quindi possibile attribuire direttamente questo episodio al cambiamento climatico senza uno specifico studio di attribuzione, che richiederebbe settimane o mesi di analisi.
Alcuni studi scientifici, anche italiani, hanno comunque evidenziato che temperature superficiali del mare superiori alla norma possono favorire, in determinate condizioni, l’intensificazione dei temporali supercellulari, aumentando la disponibilità di calore e umidità.
Questo potrebbe contribuire, in presenza di condizioni atmosferiche favorevoli, anche allo sviluppo di tornado più intensi. Il legame non è però diretto e richiede particolare cautela nell’interpretazione.
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