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Quando le “POLVERI SAHARIANE” invadono i cieli della SICILIA: quali le cause?

Nel mese di maggio la Sicilia è stata investita da una fitta coltre di pulviscolo sahariano innescata da un’eccezionale ondata di calore che ha, fra l’altro, apportato temperature record su gran parte del nostro territorio.
Nonostante la nostra isola non sia nuova a fenomeni del genere, quella di maggio si è rivelata particolarmente intensa tanto da rendere la visibilità in alcuni casi compromessa.

Cerchiamo di spiegarvi il perchè.

Solitamente le polveri sahariane vengono richiamate da intense correnti meridionali spesso innescate da depressioni posizionate sulla penisola iberica o comunque ad ovest del Mediterraneo.
Quando un vortice depressionario si approfondisce rapidamente, con un minimo al suolo che riesce a scendere rapidamente sotto i 1000 hPa, il fitto “gradiente barico orizzontale” (rapporto fra la differenza di pressione tra due isobare, linee ideali che uniscono due punti con uguale pressione atmosferica, contigue e la loro distanza) va ad attivare venti molto intensi che colpiscono estese aree desertiche e sabbiose.

Nascono così intense tempeste di sabbia definite “Haboob” in grado di sollevare fino a 4000 metri vaste quantità di polveri e pulviscoli grazie anche alla vorticità generata dalla depressione stessa che riesce a svolgere una vera e propria azione di “risucchio”.
Una volta in aria queste polveri vengono agganciate dal richiamo di correnti meridionali ad est del sistema depressionario, associate quasi sempre ad un sistema nuvoloso di natura prefrontale. Si tratta di masse d’aria calde d’estrazione sub-tropicale, aria che sollevandosi rapidamente non riesce a caricarsi di umidità giungendo su di noi secca e col suo carico di sabbia.
L’insieme di questi fattori fa si che gran parte dei cieli della Sicilia venga invasa, durante intense avvezioni calde, da una coltre tipicamente giallastra o addirittura rossastra.

 

Articolo di: Stefano Albanese

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